Migranti in Libia sottoposti a violenze e schiavitù. Le loro voci inascoltate

In Exodus – Fuga dalla Libia, Michelangelo Severgnini e Piero Messina diffondono molte testimonianze grazie a messaggi vocali inviati dai migranti via WhatsApp

Foto tratta dal radio documentario Exodus- Fuga dalla Libia di Michelangelo Severgnini e Piero Messina
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I migranti in Libia sono sottoposti a violenze, torture e schiavitù; le loro voci restano nei fatti ancora inascoltate. Chiedono di essere evacuati, rimpatriati nei loro paesi d’origine, per sfuggire alle terribili condizioni in Libia, o di immediati corridoi umanitari.

Moltissime testimonianze di evacuazione e rimpatrio sono state più volte diffuse da Michelangelo Severgnini e Piero Messina in Exodus – Fuga dalla Libia.

Da mesi i due documentaristi ricevono ogni giorno messaggi vocali, inviati tramite WhatsApp, dei migranti stessi, molti dei quali sono in prigioni illegali.

La terza puntata del radio-documentario Exodus-fuga dalla Libiapubblicata solo da qualche giorno, raccoglie gli appelli di tantissimi migranti, disperati e bloccati in Libia, che in tempo reale chiedono di essere ascoltati.

Condizioni denunciate dalle Nazioni Unite

Nel report delle Nazioni Unite, Desperate and Dangerous: Report on the human rights situation of migrants and refugees in Libya, pubblicato il 18 dicembre 2018 da UN Support Mission in Libya (UNSMIL) e UN Human Rights Office, è descritto tutto l’orrore: uccisioni, violenze, stupri, torture, detenzioni illegali, ragazzi resi ciechi per le botte e molti costretti a lavori forzati e venduti all’asta. Una schiavitù a tutti gli effetti.

Nel report, che copre il periodo da gennaio 2017 ad agosto 2018, sono riportate le terribili condizioni:

Testimonianze di migranti e rifugiati dimostrano in modo coerente come i contrabbandieri e i trafficanti, che controllano il movimento delle persone attraverso la Libia, manifestino un palese disprezzo per le loro vite, deliberatamente sparandoli, torturandoli a morte nel tentativo di estorcere denaro alle loro famiglie o lasciarli morire di fame o per negligenza medica.

Secondo attivisti, operatori umanitari e medici professionisti, corpi di migranti e rifugiati si trovano regolarmente alla periferia di Bani Walid, in letti di fiumi asciutti, in fossati e nel deserto. Molti portano ferite da arma da fuoco, lividi e ustioni.

Dal momento in cui sono nel suolo libico, diventano vulnerabili a uccisioni illegali, torture e altri maltrattamenti, detenzione arbitraria e privazione illegale della libertà, stupro e altre forme di violenza sessuali e di genere, schiavitù e lavoro forzato, estorsione e sfruttamento sia da parte di attori statali che non statali.

Il report si basa su un campione di 1.300 migranti in Libia, mentre Exodus basa la sua ricerca su un campione più ampio. Su youtube i video testimoniano le voci inascoltate e le richieste più volte rese esplicite dei migranti di essere immediatamente evacuati.

Le voci inascoltate dei migranti schiavi

Tutto l’orrore che i migranti subiscono e di cui sono testimoni avviene ancora con il supporto dell’Italia e dell’Unione Europea al Dipartimento libico per il contrasto dell’immigrazione (DCIM) e alla Guardia costiera libica, organismo del tutto fittizio in uno Stato come la Libia, priva di un’autorità centrale di governo.

I migranti continuano a inviare messaggi vocali, ogni giorno, in attesa che l’umanità li ascolti.

Elvira Lamanna

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