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Home Cultura

Musica e guerra: la propaganda dell’Azerbaijan e l’esempio dei System of a Down

di admin
03 Gen 2021
in Cultura
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musica e guerra
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Musica e guerra: in Azerbaijan la propaganda arruola le rockstar. Mentre in Armenia i System of a Down si sono riuniti per sostenere i civili

“Dio è morto”, cantava Francesco Guccini: un brano scandaloso – per l’epoca – che però dimostrava tutta la dirompente vitalità di chi voleva un cambiamento vero nella società. Di certo, chi al tempo lo censurò non aveva capito davvero il senso della canzone. Nonostante tutto però, sia la musica internazionale, sia quella nostrana mainstream erano comunque generalmente concordi nel volere la pace nel mondo. Se da una parte “Dio è morto” era veramente troppo per il pubblico italiano, questo non vuol dire che avremmo accettato una palese propaganda di guerra sul palco di Sanremo, per esempio. Musica e guerra: in alcuni Paesi il militarismo si appoggia ancora – esplicitamente – agli autori più popolari. È il caso dell’Azerbaijan, un Paese da poco uscito vincitore da un conflitto contro l’Armenia. Una guerra breve ma sanguinosa, di cui non parla quasi nessuno.

Un po’ di Storia

È una questione vecchia e scottante, quella che vede contrapposti Armenia e Azerbaijan: una contesa territoriale che si trascina dal ’92, ma le rivendicazioni sono precedenti alla nascita dell’Unione Sovietica. In particolare, gli armeni dell’Artsakh – facendo proprie le idee leniniste e wilsoniane sull’auto determinazione dei popoli – nel 1918  dichiararono l’indipendenza del Nagorno Karabakh. Ma le continue tensioni fecero rimanere la regione in uno stato di instabilità, finché non intervenne l’Unione Sovietica. Con il crollo dell’Urss la questione si riaprì e la popolazione della regione preferì l’indipendenza. Un’indipendenza de facto che né l’Azerbaijan, né il resto del mondo hanno mai riconosciuto. E per cui si è combattuta – nel 2020 – una guerra che secondo la Russia ha causato almeno 5.000 morti. Secondo Human Rights Watch e Amnesty International, inoltre, sembra ci siano state delle gravi violazioni dei diritti umani.




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https://www.youtube.com/watch?v=N2Aka7kOhTI

Musica e guerra

Le guerre sono mosse da intenti economici – si sa – e la propaganda non passa mai di moda. Ma quello che è successo in Azerbaijan è a dir poco grottesco. Le forze armate azere, infatti, hanno pubblicato un videoclip musicale dove si inneggiava alla guerra e all’unità nazionale contro gli armeni. Un messaggio violento, ma comunicato con dei criteri che lo rendono veramente efficace. Sì, perché se  Atəş – il titolo del brano significa “fuoco” –  sembra vicina all’estetica occidentale da un punto di vista sonoro, il senso della canzone ricorda piuttosto quei vecchissimi video di propaganda fascista. Per incidere il brano sono stati ingaggiati – ed è questa la cosa davvero triste – dei veri autori locali: Ceyhun Zeynalov, Nermin Kerimbeyova e i Nur. Tutti rigorosamente in mimetica da combattimento, con elmetto e armi d’assalto. Il tutto mentre una traccia metal alterna, alle scene live, le gesta delle forze armate che aprono il fuoco.

I System of a Down

Anche la celebre band armeno-americana System of a Down ha inciso due brani, ma a sostegno dell’Armenia. Band dai tratti musicali inconfondibili, i System of a Down hanno così messo fine alla loro separazione per servire una causa superiore. Ben diversa, però, rispetto a quella che anima i cantanti di “Atəş”. “Genocidal Humanoidz” e “Protect The Land”: sono questi i titoli dei due nuovi pezzi della band di origine armena. Nel secondo brano, in particolare, i riferimenti al conflitto e ai militari armeni diventano più evidenti. Il senso del loro gesto è abbastanza esplicito: sostenere musicalmente – ed economicamente – la popolazione del loro Paese. Ma allora cosa rende diverso il messaggio di questa band rispetto alla propaganda militarista e nazionalista azera?

Would you stay and take a stand?

🇦🇲 #ProtectTheLand pic.twitter.com/2jxF0Csl1Q

— System Of A Down (@systemofadown) December 21, 2020

“Ci sono oltre centomila persone sfollate che non sanno quando potranno tornare dal momento che non hanno nessuno che possa davvero proteggerle. Al momento ci sono le truppe di peacekeeping russe da una parte, e le forze turco-azere dall’altra. E questo non potrà essere così per sempre” (Serj Tankian, System of a Down)

I diritti umani

Dalla parte dell’Azerbaijan c’è anche la Turchia di Erdogan, impegnata nel conflitto più per una questione economica-geopolitica che per una vicinanza etnica con gli azeri, che pure c’è. Per la band americana, invece, la guerra sembra una questione umanitaria prima di tutto, e poi anche politica. I System of a Down – tradizionalmente molto vicini alle minoranze armene della diaspora – hanno sempre rivendicato con orgoglio la propria provenienza. Forse, complice il fatto che la Turchia e il mondo non parlano mai volentieri del genocidio armeno. Ma anche in questo momento di emergenza, la band sembra non essersi lasciata contagiare dal nazionalismo, come si può leggere anche dal profilo dello storico cantante Serj Tankian, che su Twitter si dichiara “un musicista, un poeta, un attivista politico ma, soprattutto, un essere umano”. Trovatele voi, le differenze.

Francesco Nicolini

Tags: abusi diritti umaniAlternative rockamnestyAmnesty InternationalArmeniArmeniaAzerbaigianAzerbaijanazeriCrimini di guerraErdoganesercitoFestiva di SanremoFrancesco GucciniGenocidioGenocidio ArmenoGucciniguerra tra armeni e azeriHEAVY METALhuman rightsHuman Rights WatchLeninmetalNagorno-KarabakhpropagandaRecep Tayyip ErdoganrockRussiaTurchiaunione sovieticavertice Putin Erdoganviolazione dei diritti umaniWoodrow Wilson
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