Non solo muse, alla National Portrait Gallery l’arte cambia genere

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National Portrait Gallery vuole celebrare l’arte delle donne

Donne – muse ispiratrici, donne modelle, donne strumento, donne oggetto del desiderio, donne plasmate dallo sguardo maschile.
Quando si pensa all’arte, la nostra mentre riproduce la figura femminile come prototipo di un certo canone di bellezza. Mai come creatrice stessa di quella bellezza.




Le artiste donne i cui nomi sono ricordati dalla storia rappresentano una percentuale spaventosamente inferiore rispetto agli uomini. Complice il gender gap che ha segnato secoli di evoluzione culturale della nostra società, in quanto donna, trovare spazio come artista è sempre stato complicato.
Per questo, la celebre National Portrait Gallery di Londra ha deciso di cambiare genere, o meglio ampliarlo. A partire dal 2023, infatti, nello spazio espositivo della pinacoteca verrà celebrata l’arte con e delle donne.

National Portrait Gallery: la presenza femminile rivoluziona gli spazi artistici con “Reframing Narratives”

Non solo muse ritratte attraverso l’imponente male gaze che ha plasmato il concetto di bellezza artistica e il valore dell’estetica. Non solo muse ma anche e soprattutto, artiste.
Nel 2023, dopo una lunga ristrutturazione dal valore di 40 milioni di euro, la celebre galleria britannica aprirà le porte alle artiste, dimenticate, oscurate o nascoste dalla solenne ed invalicabile presenza maschile.
Basti pensare che, sino ad ora, tra i circa 11mila ritratti presenti al museo le protagoniste femminili dei ritratti rappresentano solo il 25%. Numero che cala drasticamente per quanto riguarda le artiste donne delle opere esposte, solo il 12% del totale.

Che un’istituzione tanto importante si faccia promotrice di una simile iniziativa segna un ambizioso cambiamento dal punto di vista culturale. Cambiamento che aspettavamo da tempo.

Curata da Flavia Frigeri, storica dell’arte di origine italiana e docente all’ University College di Londra, l’iniziativa prende il nome di Reframing Narratives: Women in Portraiture” e nasce grazie al supporto del Chanel Culture Fund. Ovvero il fondo messo a disposizione dalla maison francese in favore dell’inclusività nella cultura e nella società.
Sotto la guida di Frigeri, un talentuoso team al femminile lavorerà dunque ad un riallestimento senza precedenti che, come esprime il titolo, mira a reinventare la narrativa. L’obiettivo è presentare al visitatore un ritratto più inclusivo della storia inglese. Dagli archivi verranno recuperati ed esposti i lavori di tante pioniere che hanno dato il loro contributo alla cultura inglese. E allo stesso tempo verranno acquistati nuovi dipinti realizzati da artiste donne che stanno contribuendo alla storia del presente.

Pioniere del passato ma anche donne del presente

Nomi come quello della scrittrice Virginia Woolf e della pittrice Ray Strachey. Ma anche dimenticati dalla storia, come Noor Inayat Kham, principessa araba diventata una spia al servizio della corona. Georgina Masson, la prima donna nera ufficiale del Servizio Territoriale Ausiliario (British Army). Lilina Lindsay, prima donna dentista del Regno Unito. Alma Reville, talentuosa ma sconosciuta sceneggiatrice di radio-drammi, oscurata dal successo del marito Alfred Hitchcock. Hannah Gluckstein, affascinante artista promotrice della fluidità di genere: si identificava con il nome neutro Gluck e amava rompere gli stereotipi giocando con la sua espressione di genere.

Quello britannico, progetto simbolo di profondo rinnovamento culturale, potrebbe apparire come un esempio lodevole quanto distaccato, in termini geografici, da noi. Ma non dobbiamo rammaricarci, perché anche in Italia è stato realizzato un progetto per dare valore all’arte femminile. E dato che esiste, parliamone.

Women Up: l’iniziativa italiana che valorizza le artiste donne

Con la stessa volontà di valorizzare l’arte femminile, infatti, c’è anche il programma “Women Up” della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea. L’istituzione romana,  dedicata all’arte italiana e straniera dal XIX a oggi, definisce l’iniziativa come un programma radicale di 6 anni che valorizza le artiste della Galleria. Grazie alla direttrice Cristiana Collu, negli ultimi anni le donne sono state al centro dell’attività espositiva.

Women Up, punta di diamante del percorso di ricerca femminista della galleria, rivendica la centralità dello sguardo delle donne nell’arte. Tra le altre cose, mettendo a disposizione l’archivio di Carla Lonzi e dando alle artiste contemporanee lo spazio che meritano attraverso la mostra “Lo dico io – I say I“.

L’arte è il luogo in cui l’invisibilità sociale delle donne diventa trasparente.  il campo in cui si riflette la disparità dei rapporti di genere. Che questa invisibilità, dunque, diventi visibile. E che le muse prima solo dipinte, trovino il loro spazio per dipingere.

Carola Varano

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