L’omicidio miete più vittime della guerra: l’Europa un porto sicuro

Nel report ONU, Centro e Sud America le regioni più pericolose per il sesso maschile

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Nel 2017, il numero di vittime di omicidio nel mondo è salito a 464.000. Un tasso cinque volte superiore rispetto gli 89.000 decessi correlati ai conflitti armati. 

Sono questi i dati resi noti grazie al Study on Omicide del 2019, pubblicato dall’Ufficio Drugs and Crime delle Nazioni Unite.

Negli ultimi 15 anni, il numero di morti violente legate ad omicidio è passato da 395,542 a 464,000 vittime. 

A causa dell’aumento della popolazione globale, il tasso di omicidi è sceso a 6.1 nel 2017: statistiche ancora più basse in Europa e, nello specifico, in Italia, dove si parla di 0,59 morti ogni 100,000 abitanti.

Ma se si analizza la situazione su base regionale emergono sostanziali differenze: il Centro America è la regione più pericolosa, con un tasso che si aggira sui 62,1, seguita a ruota dal Sud America, con un tasso di 56,8.

Maggiore è la compenetrazione della criminalità organizzata, dalle attività illegali ai fenomeni corruttivi, più alte sono le percentuali delle vittime. 

Da un punto di vista generazionale, fino gli 11 anni di età le probabilità di essere vittima di omicidio è uguale sia per i ragazzi che per le ragazze.




Ma sopra questa soglia, i dati cambiano drasticamente: tra i 15 e i 29 anni la percentuale di rischio per i maschi di alza fino al 50%.

Ancora una volta è l’America il fanalino di coda: 46 morti ogni 100,000 ragazzi, un tasso di gran lunga maggiore a quello di nazioni attualmente segnate da conflitti armati.

“Alti livelli di violenza sono spesso associati a individui maschili, siano essi vittime o carnefici. Dunque i programmi di prevenzione dovrebbero focalizzarsi su metodi che impediscano ai giovani uomini di essere attratti dalla subcultura della gang e dello spaccio”.

Se invece spostiamo la nostra attenzione agli omicidi in ambito domestico, il quadro che ci si rivela è ormai tristemente noto: più dell’80% delle vittime sono di sesso femminile.

I dati su cui ci basiamo purtroppo non sono completamente veritieri: la definizione di femminicidio presa in considerazione è diversa per molti degli istituti che si occupano di statistiche e molto spesso non comprendono la totalità dei crimini violenti commessi nei confronti delle donne.

In Italia, il tasso di femminicidio più alto si registra al Centro con 0,51 omicidi per 100,000 donne. 

Nel 43,9% dei casi le donne vengono uccise dal partner (35,8% attuale e 8,1% precedente), nel 28,5% dei casi si tratta di un parente prossimo.

In ogni caso, più del 90% dei sospettati sono uomini.

Secondo Yury Fedotov, direttore esecutivo UNODC “gli omicidi commessi dai patner raramente sono spontanei o casuali. Il femminicidio molto spesso non entra in statista o è sottovalutato”.

Creare un insieme di politiche che rafforzino le maglie delle legge e investire nei servizi pubblici sono step necessari nella lotta alla criminalità organizzata e di conseguenza alla riduzione del numero di vittime di omicidi.

“Gli omicidi spesso sono contenuti in regioni, città e zone specifiche. Ridurre il tasso di omicidi significa principalmente combattere i fenomeni violenti e criminali in queste aree”.

Chiara Nobis

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