Ostruzionismo sulla riforma del Senato.

Ostruzionismo sulla riforma del Senato.

Più di 500.000 emendamenti sono stati presentati contro la riforma del Senato made in Boschi (o chi per lei). Numeri stratosferici, anche se Calderoli ne aveva annunciati più di sei milioni. La Lega in effetti è quella che si è data da fare di più con i suoi 510.293 emendamenti, segue Forza Italia con 1.075, Il M5s con 194, il Partito Democratico ne ha presentati 63 e la minoranza Dem – oramai una forza a sé – solo 17.

Il fronte antirenziano sembra compatto: su 361 senatori ben 170 tentennano e premono per un senato elettivo.

Il dissidente Chiti dichiara: “Renzi ci deve spiegare perché è contrario a un senato elettivo”. In effetti Renzi spiega poco. Con la scusa delle presunte riforme e dichiarando a destra e a manca (più a destra che a manca ad essere onesti) che tutto sarà più bello, buono, veloce ed economico non entra mai nei particolari, e la riforma del Senato non si sottrae da questa superficiale retorica.

Ma il premier é fiducioso: “la maggioranza non è mai mancata”, e in fondo ha ragione – anche se omette di dire che questo governo ha posto ben 44 fiducie -, la riforma con ogni probabilità  passerà nonostante i 513.450 emendamenti, perché non ci sono reali proposte e alternative decenti che possano affrancarci da questo scempio! Chi si oppone sa fare solo ostracismo.

Il Ddl Boschi sul senato, come la maggior parte  delle riforme dell’esecutivo, non è certo un esempio di chiarezza. Sul cosa fare sono tutti d’accordo, sul “come” farlo, au contraire, è tutto ancora da scrivere e da delineare.

Il nuovo senato punta ad eliminare il bicameralismo prima ancora che questo pilastro costitutivo della nostra repubblica venga modificato nella costituzione; e questo ci piace poco, perché indica troppa leggerezza da parte dell’esecutivo nel trattare riforme costituenti, nonché una puntina di strafottenza nei confronti della nostra Carta Fondamentale.

Il nuovo Senato sarà composto da soli 100 membri, e questo ci piace … un po’ meno però ci sollazza il fatto che i senatori saranno così composti da non si sa quale autorità o con quali presupposti: 74 saranno scelti tra vari consiglieri regionali, 21 faranno il doppio lavoro di sindaco e senatore e i restanti 5 saranno “personalità illustri” nominate dal Presidente della Repubblica. Il mandato durerà sette anni e non si potrà esser rinominati.

Come verranno scelti i 74 provenienti dalle regioni non ci è dato saperlo, sappiamo solo che saranno i consigli regionali a deciderlo, idem per i 21 sindaci. Infine – come se tutta questa superficialità non bastasse – ogni regione non potrà avere più di due senatori; la cosa sulla carta sarebbe ottima se solo venisse stabilito con quale criterio evitare possibili conflitti nelle nomine. Se tra i consiglieri regionali, i sindaci – di non si sa bene ancora di quali comuni – e  le 5 personalità nominate dovessero capitare 3 o più membri della stessa regione ignoriamo a tutt’oggi come verrebbe risolta e affrontata la cosa.

Quante cose pretendiamo però! la Boschi ( o chi per lei) non è che può dirci tutto! Lei (o chi per lei) ha buttato giù un’idea, vai a sapere poi che veniva presa sul serio; poi mica può fare tutto? Un minimo di spirito di iniziativa … arrangiatevi!

Altra questione di non poco conto è quella della remunerazione. Precisiamo, i nuovi senatori non percepiranno stipendio, ma dovranno pur viaggiare per andare a Palazzo Madama e ritornare nel consiglio regionale di competenza e i restanti 21 dovranno pur fare i sindaci, o no? E Allora le trasferte, il vitto, l’alloggio, la lavatura, la stiratura e l’imbiancatura chi le paga?

Per rispondere a tale domanda basta che ognuno di noi si giri prima a destra e poi a sinistra e come minimo già tre datori di lavoro dei nuovi senatori li abbiamo trovati! Che il costo dei nuovi  senatori sia a carico dello stato o delle regioni e dei comuni non cambia il fatto che un costo certamente lo avranno.

Secondo Renzi con questo nuovo senato si risparmieranno 50 milioni all’anno.  Quindi invece di 520 milioni ci costerà solo 470. Un vero affare!

Sulle competenze dei nuovi senatori si apre un altro giallo: manterranno competenze costituzionali, elettorali e referendarie; l’organo riformato potrà pronunciarsi sul diritto di famiglia e ratificare trattati internazionali ma non potrà votare la fiducia al governo.

Ma il suo ruolo più importante sarà quello – teniamoci forte – di “raccordo” tra lo stato e gli altri enti della Repubblica, regioni e comuni, ma anche in questo questo caso il “come” si raccorderanno resta un mistero.

L’ignoto del raccordo ci attanaglia: con quali mezzi legislativi si relazioneranno con i comuni e le regioni? Bah, vedremo. Saranno più centralisti (cioè più vicino allo stato) o più federalisti? In pratica saranno in senato per fare più gli interessi dello stato o delle regioni di provenienza? A questa domanda non c’è risposta, il titolo V della costituzione ancora non è stato riformato per tale evenienza, quindi non sappiamo ancora se i nuovi senatori saranno ambasciatori delle regioni per lo stato o viceversa! Il delitto resta imperfetto!

E per concludere, con questa riforma Palazzo Madama sarà costretto a tenere le porte aperte anche di inverno. Eh già! Sappiamo tutti come vanno le cose nelle regioni e nei comuni: consiglieri che si dimettono o che vengono incriminati ( a proposito come funzionerà l’immunità col nuovo senato?), sindaci arrestati, comuni commissariati e via discorrendo: si prospetta dunque un bel viavai di gente a Roma. Non c’è che dire, proprio una grande riforma!

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2 Thoughts

  1. sono confuso: se “ogni regione non potrà avere più di due senatori”, come si arriva al numero di “74 senatori scelti fra i vari consiglieri regionali” ?

    1. Onestamente? Speravo che qualcuno me lo dicesse … anche in questo caso tutto resta fumoso. Il metodo scelto, anche se non è stato definito e articolato, è simile a quello statunitense, in base alla popolazione e quindi al numero di abitanti, anche se le regole sarebbero tutte da definire. Anche il documento del Senato in proposito è davvero poco chiaro: ab origine i senatori dovevano essere 122 (21 presidenti di Giunta o Provincia autonoma, 40 consiglieri regionali, 61 sindaci, il presidente del senato sarebbe il 122esimo ma non ci dicevano come veniva scelto) perché di diritto diventava senatore anche il Presidente di Giunta, quindi due più uno e il mandato non era di sette anni ma corrispondeva al mandato regionale (quando cadeva la giunta cadeva anche la carica di senatore).
      Qui faccio notare un’altra contraddizione: nel testo originale erano compresi anche le province autonome, cosa stranissima visto che contemporaneamente il governo si apprestava a cancellarle, quindi da solo si è “incartato” e ha dovuto riscrivere in fretta e furia un nuovo disegno di legge. Tutta questa risposta non era per chiarire, impossibile farlo visto che neanche il governo ha definito i particolare, ma per render l’idea di quanto sia esso stesso confuso e incerto. Grazie per il commento.

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