Parafenomenologia della Fake News

“Non c'è nulla che le male lingue non possano peggiorare.” Publio Terenzio Afro

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Parafenomenologia della Fake News

 

Qualche tempo fa girava in rete la notizia di una madre che aveva fatto tatuare il braccio del figlio di nove mesi. Ovviamente si trattava di una bufala, ma ciò che mi ha colpito è stato il minimo comun denominatore delle notizie false: tutte le “bufale” hanno un preciso scopo … “indignare”.

Come la propaganda politica – in assenza di programmi e contenuti – alza il tiro drogando l’elettore di promesse fantascientifiche, allo stesso modo la Fake News punta a raggrinzire le tempie dei rintronati che ci cascano. Inasprire è meglio che informare.

Qui non intendo discutere delle “macrominchiate”… cose del tipo: “trovato alieno ingrifato che incaprettava chupacabra nel sonno!”,  bensì delle sottili e intenzionali “deviazioni” che si iniettano nel reale per metterlo al servizio della diffamazione.

La notizia falsa è sicuramente un danno ed ha precise conseguenze. Innanzitutto essa si coagula spesso e volentieri con la realtà. Basta infilarla come un virus tra considerazioni credibili; e lì – nella periferia del plausibile in latente veglia –  la vedremo sempre pronta ad emergere come una scomoda verità, per poi scoprire che tutta la struttura che la sorreggeva non era altro che al suo servizio. In questo caso il “falso” non è dissimile dal pettegolezzo che – con meritoria facilità- ambisce alla diffamazione. E’ diventato facilissimo concludere: “se sono state esposte tutte verità perché quell’unico e solo particolare dovrebbe essere falso?” Basti ricordare che attraverso questo rodato “metodo” abbiamo giustificato una guerra in Medio Oriente.

In seconda istanza la bufala complica la realtà. Si arriva sempre ad un punto dove è estremamente difficile “distinguere” non tanto il vero dal falso quanto l’esposizione dall’intenzione. Detto in soldoni: chi recepisce le informazioni non sempre è in grado di discernere il contenuto di queste ultime dalle reali intenzioni di chi le espone.  Le “Tesi Pirenne” sono purtroppo rare e quasi mai un errore interpretativo produce stimoli di riflessione o addirittura nuovi campi di studio.

La bufala infine moltiplica la realtà. Ho scritto la realtà, non il reale e la differenza è tutt’altro che sottile; perché ciò che accade è reale, ma non ne possiamo certo esperire per intero il suo manifestarsi, mentre la realtà è ciò che – nel nostro essere necessariamente limitati, finiti – concludiamo sia “per noi” reale. Io non posso sapere, ad esempio, cosa realmente accade a migliaia di chilometri da me, e per colmare questo “in-esperire” devo necessariamente “affidarmi” ad un mezzo che me ne offre la possibilità dandomene notizia: per necessità, dunque, sono sempre più costretto a prendere la “relata refero” per buona.

In tal modo si può incappare nell’errore di considerare gli innumerevoli mezzi a mia disposizione come delle vere e proprie “fonti” senza preoccuparmi minimamente del rischio che corro nel confondere i ruoli. Il risultato di tale atteggiamento è una babelica ipertrofia di realtà che si rimpallano tra loro, spesso contraddicendosi, e il sedizioso fruitore non può far altro (in maniera tutt’altro che incolpevole) che costruirsi di sana pianta la propria “realtà” mettendo insieme pezzi impazziti di reale, una sorta di Frankenstein mediatico composto da oggettive evidenze incollate da soggettive deduzioni e pregiudizi.

E qui arrivo all’ovvia conclusione, tanto evidente da sfuggirci: senza alcun ospite che diffonde il virus non potrebbe esserci un’epidemia; al massimo creperebbe il paziente zero e bon! Pace all’anima sua! Ma la Fake News è qualcosa di più di una falsità, è un puntuale contratto virale tra chi la produce e coloro che trovano “conveniente e utile” prenderla per vera.

E’ facilissimo che una Fake News razzista diffusa lì dove il disagio sociale è palpabile poi diventi virale, il timido picchiettare diverrà presto un  martellare … e la dinamica della diffusione non è affatto diversa da quella che caratterizza il pettegolezzo e la diffamazione, solo che può coinvolgere  potenzialmente qualche miliardata di individui e va da sé che le conseguenze non potranno che essere direttamente proporzionali al suo endemico moltiplicarsi.

Lungi dall’addentrarci nella verità è la semplice realtà a disfarsi, ad atomizzarsi in una paradossale nebbia che ci esclude dal reale. Non è un bel periodo, credo di averlo letto da qualche parte.

fonte foto: snopes

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