Proteste in Iran: le nuove generazioni si ribellano contro il Regime

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Le proteste scoppiate l’11 Gennaio in Iran hanno segnato un punto di svolta nella storia contemporanea dell’IRAN. I giovani, dopo 40 anni di repressione, hanno chiesto un cambio di regime, attaccando nei loro slogan il leader supremo Khamenei ed i vertici della teocrazia al potere.

Le attuali proteste, scoppiate in seguito all’ultimo ed ennesimo crimine del regime, l’abbattimento del volo di linea della Ukraine Airlines con un missile, e la conseguente uccisione dei 177 passeggeri a bordo, hanno subito messo in ginocchio la teocrazia al potere, attaccandola nella sua interezza.
Va sottolineato che il regime, pur essendo conscio fin da subito di essere stato lui a colpire l’aereo (se per sbaglio o intenzionalmente, ed eventualmente con quale scopo, è ancora da chiarire), ha raccontato per tre giorni consecutivi menzogne di vario genere su quella che sarebbe stata la causa del disastro che ha coinvolto il velivolo. Va precisato inoltre che i responsabili hanno fornito dichiarazioni contrastanti e che, ad oggi, il leader supremo Khamenei non si è in alcun modo espresso sulla vicenda.
La tragedia del volo della “Ukraine Airlines” è stata così la goccia che ha fatto traboccare il vaso, riaccendendo il fuoco delle proteste.
Gli slogan dei dimostranti sono molto chiari e di natura decisamente politica:

“Abbasso il dittatore”; “Abbasso Khamanei”; “Abbasso l’oppressore, che sia lo Scià o che sia il leader (Khamenei)”; “Nè corona né turbante: mullah il tuo tempo è finito”; “Khamenei vergogna, lascia stare il paese!”; “Khamenei è un assassino e il tempo del suo governo è scaduto!”; “Nè referendum né riforme: sciopero, rivoluzione!”, “Da Teheran a Baghdad lo slogan è uno: rivoluzione!” e “Comandante Supremo delle Forze Armate (Khamenei): dimissioni!”.

I dimostranti danno fuco alle foto e ai poster del leader supremo Khamenei e di Soleimani. Furono, infatti, i Pasdaran di Soleimani a reprimere nel sangue la sollevazione di Novembre, uccidendo in soli cinque giorni 1.500 dimostranti, ferendone oltre 4000 ed arrestandone più di 12.000. E furono sempre i Psadaran di Soleimani a rapire i feriti dai propri letti d’ospedale sottraendoli a necessarie cure. I manifestanti arrestati a Novembre sono tuttora in carcere, sotto tortura e ad imminente rischio di esecuzione capitale.

Le proteste si sono estese a macchia d’olio, coinvolgendo 17 province, ed hanno visto la partecipazione delle principali università di Teheran e di altri capoluoghi di regione. La risposta del regime non si è fatta attendere: le unità repressive hanno aperto il fuoco sulla folla, ferendo diversi manifestanti.

Con un rapido sguardo alle scene delle proteste si può notare come le prime file siano occupate soprattutto da giovani donne, rivelatesi ancora una volta la forza trainante delle proteste.

È chiaro a tutti che queste esternazioni rappresentano manifestazioni organizzate, e che in quello che sta accadendo, hanno avuto ed hanno un ruolo decisivo. Come ammesso dallo stesso regime, la Resistenza Iraniana ed i suoi nuclei di rivolta: la nuova generazione, quella nata sotto questo regime, si sta ribellando, prendendo esempio dalla quella precedente e ripromettendosi di portare a termine il processo iniziato ai tempi dello Scià.
Le proteste non si fermeranno, e l’augurio è che l’Occidente si svegli dal sonno profondo in cui è crollato e prenda atto della volontà del popolo iraniano.
Nel frattempo, è assolutamente fondamentale che l’Unione Europea si unisca al monito degli Stati Uniti al regime, si schieri in difesa dei manifestanti, e chieda che nessuno di loro venga ucciso.

 

Andrea Umbrello

Samirà Ardalani

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