Quando la bandiera si ammaina: ecco cosa racconta il caso Messi

Aprite un qualsiasi giornale sportivo di qualsiasi parte del globo. Tutti concordi: Lionel Messi che lascia il Barcellona è sicuramente la bomba di calciomercato dell’anno, probabilmente quella degli ultimi vent’anni, li sul podio insieme all’approdo alla Juventus di Cristiano Ronaldo.  In attesa di sapere quale sarà l’epilogo della vicenda, se il fuoriclasse argentino si accaserà altrove o se il Barcellona troverà il modo di trattenerlo, la decisione della “Pulce” ha sconvolto il mondo del calcio e dato un colpo forse letale al concetto di “bandiera”



Quando il più forte del mondo cambia maglia…

Lo  scontro con la società di appartenenza non è certo una novità quando un grande giocatore vuole cambiare maglia. Cristiano Ronaldo, andando a citare il caso più recente, non più di qualche anno fa si è lasciato in termini non proprio idilliaci con il presidente del Real Madrid Perez. E il Barcellona (sempre loro) ai tempi si è trovato più volte a veder sbattere la porta ad alcuni campioni, non contenti della politica societaria, e a mettere i bastoni tra le ruote al momento dell’addio non rendendo le cose facili ai vari Maradona, Ronaldo “il Fenomeno”, Romario e così via..

Quando la bandiera si ammaina…

Non è neanche la prima volta che un giocatore lascia la squadra dopo lunghi anni di venerata militanza. C’è chi lo fa ritirandosi con la divisa del cuore in spalla, come Maldini o Zanetti, chi viene gentilmente accompagnato alla porta come Del Piero, De Rossi, o i madrilisti Casillas e Raul.

Tra fenomeni…

La portata del fatto in sé sta però facendo passare in sordina il modo in cui la vicenda si sta svolgendo. Il ricordo che l’evolversi della situazione Messi – Barcellona richiama più alla mente è più di ogni altro quello di Ronaldo che nel 2002 dopo 5 anni lascia l’Inter per accasarsi al Real Madrid. Entrambi nel silenzio, senza metterci la faccia ne esporsi, entrambi a sorpresa, entrambi in un momento buio, entrambi senza dare un degno finale ad una tifoseria che li ha amati, idolatrati, e ad una piazza che li ha sostenuti e curati anche attraverso i diversi problemi di salute. Con una differenza: Ronaldo non era l’Inter, Messi è il Barcellona. Messi è al Barcellona dall’età di 13 anni, non da 5 anni. Il blaugrana è il suo colore, il Barcellona la sua casa. Un finale “alla Maldini” non era ipotizzato, ma scontato. Ecco perché l’eco del suo addio risuona più forte di qualsiasi altro . Un finale indecoroso, viene da dire. Ingrato, penseranno molti. Ma è davvero così?

Diritto o dovere?

In un bagno di realismo, se si analizza attentamente si scopre che poche bandiere sono diventate tali per pure amore dei colori della propria maglia. Pochi sarebbero andati oltre tutto e tutti per la propria squadra. Molte icone del passato trasportate ai giorni nostri avrebbero ceduto alle lusinghe del mercato,  o sarebbero partiti in cerca di altri stimoli se non avessero giocato in una squadra vincente. Altri avrebbero lasciato se avessero avuto scontri con dirigenti o allenatori. Batistuta avrebbe lasciato Firenze senza Cecchi Gori? Tutto questo per dire che non son certo gli anni di militanza a dichiarare l’amore per la maglia tanto caro ai tifosi, e il confine tra amore e convenienza è molto più sottile di quello che sembri.

Messi sarà il Barcellona

Il concetto di bandiera dovrebbe essere fortemente ridimensionato, o chissà, revisionato. Si può biasimare Messi per non avere più gli stimoli o il feeling con l’ambiente di un tempo? E’ ingrato volersene andare? No, certamente. Anche considerando il trattamento riservato ad altre bandiere, il debito di Leo con il Barcellona è stato ampiamente pagato da ricordi, trofei, soldi, sogni. Il modo. Quello fa la differenza. Andarsene non toglie all’amore di Messi per i colori del Barcellona. Il modo…quello si. E’ ancora in tempo per cambiare marcia e dimostrare che bandiera non si è con il conto degli anni, ma con il rispetto dei tifosi.

Beatrice Canzedda

 

 

 

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