Queer è un film del 2024, diretto da Luca Guadagnino, consiste nell’adattamento cinematografico del libro dall’omonimo titolo, in italiano adattato come Checca di William S. Burroughs. Una pellicola emozionante, che non solo evidenzia lo stretto rapporto tra amore e solitudine, ma esplora in maniera pittoresca l’uso e l’abuso di molteplici sostanze fino al mistico.
La trama
Queer racconta le vicende di un cittadino statunitense, William “Bill” Lee, emigrato a Città del Messico negli anni ’50, trascorre una vita indolente, simile a quella narrata da Charles Bukowski nei suoi romanzi: una forte dipendenza da droghe e rapporti occasionali e vuoti con giovani uomini. Tra un bar e l’altro incontra per caso Eugene Allerton, un marine anche lui espatriato, con il quale instaura un’amicizia peculiare che si muove nei meandri di un’intimità oltre quella fisica. Tuttavia Allerton rifiuta di ammettere la propria omosessualità e continua a mantenere una distanza emotiva da Lee, che vive questi momenti di allontanamento con forte dolore.
Da qui un viaggio in Sud America, alla ricerca dello yagé, una sostanza, secondo Lee, in grado di conferire a chi la consuma doti di telepatia. Nella giungla il momento topico e spettacolare dove la pellicola trova la sua risoluzione e tocca il punto più alto.
Luca Guadagnino
Luca Guadagnino è un regista, sceneggiatore e produttore cinematografico italiano, noto a livello internazionale per lo stile visivo raffinato delle sue pellicole, per la rappresentazione profonda e attenta dell’emotività e delle peculiarità dei suoi personaggi. Raggiunge la fama globale con il premio Oscar per la miglior sceneggiatura non originale, Call me by your name – Chiamami con il tuo nome del 2017, che racconta una delicata storia d’amore e le sue complicazioni tra due giovani uomini nell’Italia degli anni ’80. Il suo cinema esplora i temi del desiderio, dell’identità, del corpo e dei legami che intercorrono non solo tra i personaggi, ma proprio tra queste componenti, romanticizzate dall’attenzione alla fotografia e alla colonna sonora.
La rappresentazione della coppia omosessuale nel cinema
Ciò che colpisce di Queer è la modalità in cui viene rappresentata questa storia d’amore: in maniera speculare a All of Us Strangers – Estranei, diretto da Andrew Haigh, la narrazione fonde elementi realistici, quotidiani con il topos dell’allucinazione e del sogno, trasportando lo spettatore nel mondo onirico dei protagonisti con delicatezza e allo stesso tempo la crudezza necessaria per vivere sulla propria pelle le emozioni che li travolgono.
Il film Estranei, un altro capolavoro uscito nel 2024, adattamento del romanzo giapponese Strangers di Taichi Yamada, del1987, racconta la storia di Adam, interpretato da Andrew Scott, sceneggiatore omosessuale che conduce una vita estremamente solitaria. Questa solitudine viene interrotta dall’incontro con Harry, interpretato da Paul Mescal, giovane vicino di casa con cui sviluppa una sorta di relazione romantica. Allo stesso tempo Adam si perde in un viaggio nel passato, tornando nella casa d’infanzia dove i suoi genitori sembrano essere ancora vivi. L’incontro con i genitori non è altro che un’allucinazione del protagonista, dove si confronta con la sua identità sessuale e il suo passato.
È interessante osservare come la rappresentazione della coppia omosessuale nel cinema abbia subito un’evoluzione profonda e complessa, talvolta in parallelo ai mutamenti storici, sociali e culturali legati alla visibilità della comunità LGBTQ+. Dall’invisibilità degli anni ’60, come nel film The Children’s Hour del 1961, dove l’attrazione rimane latente e si conclude tragicamente, si è progressivamente passati ad una normalizzazione delle relazioni omosessuali sul grande schermo, fino ad una varietà di narrazioni sempre più autentiche e meno stereotipate.
Con gli anni ’70, il cinema inizia a confrontarsi timidamente con la realtà omosessuale, complice anche l’emergere del movimento di liberazione gay. Tuttavia, le coppie omosessuali continuano a essere presentate in contesti problematici, spesso con esiti drammatici.
Nel panorama degli anni ’80 è fondamentale Querelle de Brest, del 1982 diretto da Rainer Werner Fassbinder e ispirato all’omonimo romanzo di Jean Genet, che narra le vicende di Querelle, un giovane e misterioso marinaio che sbarcato a Brest, in Francia, che si muove in un mondo dominato da mascolinità tossica, violenza e desiderio represso. Una messa in scena volutamente artificiale, teatrale e simbolica è rappresentata da un ambiente saturato di luci e scenografia irreali di corpi maschili esibiti come oggetti di potere e seduzione. Querelle de Brest è un’opera intensa e ambigua in cui l’identità sessuale e la violenza si intrecciano fino a dissolvere i confini tra amore, odio, libertà e distruzione.
Con l’avvento del cinema mainstream degli anni ’90 e una crescente visibilità delle coppie omosessuali, le relazioni vengono esplorate con maggiore umanità, ma si mantiene il filtro della difficoltà sociale o familiare. Dagli anni 2000 le storie si fanno più intense e meno centrate sull’orientamento sessuale, diventano fulcro le dinamiche emotive, il desiderio e il contesto politico fino alle rappresentazioni più recenti: inclusive, intersezionali e più accessibili. Iniziano a comparire storie queer di diversi generi e, finalmente, anche con due donne protagoniste. Nella narrazione contemporanea sono fondamentali le produzioni di autori come Céline Sciamma, Andrew Haigh, Todd Haynes e Luca Guadagnino, dove la narrazione del sentimento sussiste in tutta la sua complessità, intimità e universalità.
Vedi anche – Luca Guadagnino e Armie Hammer sul grande schermo: Chiamami col tuo nome















