Riserve d’acqua marziane: scoperta una nuova possibilità

Un argomento che non smette di appassionare a proposito dell’esplorazione di Marte sono le riserve d’acqua marziane. Appurato che su Marte l’acqua c’è stata in abbondanza e in qualche misura c’è ancora i quesiti sono tanti: quanta ce n’è? A che ritmo sta scomparendo? Dov’è? In che forma? Ghiacciata in ghiaccio d’acqua? Nel terreno combinata con qualche minerale? Quanto è accessibile? Tutti quesiti importanti per la possibilità che su Marte ci sia stata la vita e per le future missioni umane di lunga permanenza.
Ora giunge notizia dalla Penn State (l’università statale della Pennsylvania) della pubblicazione di una ricerca su Geology che prospetta la possibilità che Marte possa essere ricco di un tipo di roccia ferrosa molto comune sulla Terra che contiene acqua.
Tutto nasce dall’esperimento di una studentessa, Athena Chen, che studia con il professore di geoscienze Peter J. Heaney. La Chen doveva cristallizzare ematite (un minerale che è un ossido del ferro) e si è ritrovata con un composto povero di ferro e ricco d’acqua. Andando a controllare su Google scholar il professore ha scoperto che a metà del 1800 era stata scoperta questa versione dell’ematite povera di ferro e ricca di acqua (per la precisione gruppi idrossili) in seguito il paper era stato giudicato sbagliato ma era perché gli strumenti di inizio ‘900 non erano abbastanza sensibili da distinguere tra ematite e idroematite (conosciuta anche come lepidocrocite o esmeraldite).
La Chen lavorando sotto la supervisione del suo professore e insieme ad altri scienziati ha compiuto varie prove per scoprire a che temperature poteva formarsi l’idroematite. In sostanza, senza scendere nel tecnico, ha scoperto che a temperature relativamente basse (sotto i 150° C) in un ambiente ricco d’acqua e alcalino l’idroematite può precipitare formando strati sedimentari.


La presenza di idroematite su Marte per ora è speculativa ma nel 2004 il rover opportunità osservò dei “mirtilli rossi”, purtroppo però lo strumento di bordo che utilizza la diffrazione dei raggi X non è abbastanza sensibile da distinguere tra ematite e idroematite.
Secondo Heaney però è assolutamente ragionevole speculare che queste pepite rosse su Marte potrebbero essere idroematite. In termine di riserve d’acqua marziane di cosa stiamo parlando? Beh come sapete Marte è rosso di ruggine, cioè il caratteristico colore  è dovuto al ferro, se fra i minerali ferrosi lassù ci fosse molta idroematite basti pensare che tra il 3,6% e il 7,8% del suo peso è costituito da acqua, ma potrebbe esserci anche goethite e in questo caso si arriva al 10%.

Roberto Todini

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