Russia considera “agenti stranieri” blogger e giornalisti esteri: è legge

Fonte: Pixabay
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È stata firmata la nuova legge in cui la Russia considera “agenti stranieri” blogger e giornalisti. Verranno inseriti in una black list e, chi non si adegua, ci saranno sanzioni da 500mila rubli o reclusione a partire da due anni.

Una svolta allarmante a livello internazionale. Durante la giornata del 3 dicembre il presidente russo Vladimir Putin ha firmato il decreto secondo cui la Russia considera “agenti stranieri” blogger e giornalisti esteri. La discussa legge permetterà da ora in avanti, alle forze dell’ordine sovietiche e alle autorità giudiziarie, di trattare anche le persone fisiche e quelle giuridiche come “agenti stranieri”. Potrebbero venire considerati tali i giornalisti internazionali, utenti dei social non russi, ma anche blogger o youtuber.

Per entrare a far parte della lista ci saranno poche prerogative: è sufficiente ricevere denaro dall’estero oppure diffondere materiale pubblicato dai media di organizzazioni a loro volta inserite nella black list degli agenti stranieri. Qui rientrano già le ong e i media che vengono finanziate da fonti estere. Come spiegato dalla Tass sarà il ministro della giustizia stesso a registrare i nomi in un elenco, con la consultazione del ministro degli esteri. Il soggetto, dovrà poi specificare sempre il suo status di agente straniero.




Sanzioni e conseguenze

Coloro che entrano a fare parte del registro degli “agenti stranieri” considerati dalla Russia, bisogna che rispetti una serie di regolamenti. Innanzitutto, per ogni pubblicazione (online o cartacea) dovrà firmarsi con nome e cognome, ma aggiungendo l’effige “agente straniero”. Nel caso in cui gli individui, gli enti o gli organismi in questione, non si adeguino, ci sarà una condanna. Tra questi ci potranno essere sanzioni pecuniarie (si parla a 500mil rubli, o in euro 7mila circa) oppure si parteda una reclusione minima di due anni.

Non solo potrebbero proiettarsi anche multe più salate (che scalano i 70mila euro) ma questo andrà a considerare gran parte di coloro che diffonde informazioni, come un “possibile nemico”. Tuttavia, il principio della legge, ha radici molto più profonde, vedendone la menzione già nel 2017. La proposta è nata anche in seguito alle prime accuse relative al Russiagate, a dicembre 2017. Quando Radio Free Europe/Radio Liberty (RFE/RL) e Voice of America (VOA) furono classificati come “agenti stranieri”. Naturalmente, il progetto di legge è accolto fin dalla sua nascita con moltissime critiche. Negli ultimi anni la legge è divenuta l’apice di una stretta morsa governativa che ha lo scopo di ridurre la libertà di espressione.

Critiche e origine dell’emendamento

Il progetto di emendamento aveva già ottenuto l’approvazione della Duma, ramo del parlamento della Repubblica Russa, nel gennaio 2018. L’approvazione ebbe due letture circa 12 mesi fa: una l’11 novembre, l’altra il 21 novembre, entrambe approvate. Da lì, le associazioni come Amnesty International, ARTICLE 19, Civil Rights Defenders, Committee to Protect Journalists, Human Rights Watch e affini, hanno firmato una lettera in cui si richiedeva al governo russo di non adottare l’emendamento.

Tra le firme anche quelle di International Federation for Human Rights (FIDH), International Media Support, International Partnership for Human Rights, Norwegian Helsinki Committee e Reporters Without Borders. Nel testo si ricordavano gli articoli 10 e 11 della Convenzione Europea. Negli articoli si afferma che “il governo dovrebbe cessare i suoi continui sforzi atti a soffocare il dibattito online”. In aggiunta cercherebbe di “mettere a tacere il giornalismo indipendente nel paese”.

Affermazioni non lontane dalla verità: attualmente nell’ultimo rapporto sulla libertà di stampa di Reporters sans frontieres, la Russia occupa una posizione molto bassa nella classifica. Il Paese risulta uno di quelli in cui la libertà è compromessa. L’articolo parla di “pressioni sui media indipendenti” che “non smettono di intensificarsi dal 2011 con leggi liberticida o blocco dei siti d’informazione”. Con questo nuovo provvedimento, la Russia potrebbe scivolare ancora più in basso nella classifica.

Anna Porcari

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