Sabbie bituminose: una catastrofe ambientale

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Sabbie bituminose: una risorsa energetica che si sta rivelando disastrosa per l’ambiente e per la vita sul nostro pianeta.

Ad Alberta, Canada, si trova uno dei maggiori giacimenti di sabbie bituminose da cui si estrae petrolio di bitume. Insieme al Venezuela, la provincia canadese detiene i due terzi di petrolio bituminoso presente sul pianeta Terra.

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Secondo le previsioni del 2014, quando il prezzo del petrolio superava i cento dollari al barile, l’utilizzo di queste sabbie si prospettava inarrestabile; il loro sfruttamento offriva una valida ed economica alternativa per garantire energia non solo al Canada, ma anche agli Stati Uniti.

Da una prospettiva secondo cui l’indipendenza energetica sarebbe stata presto realizzata (per gli Stati Uniti quantomeno), si è passati alla convinzione che queste sabbie non solo non rappresentano la soluzione di fronte alle problematiche energetiche del XXI secolo, ma costituiscono la base per una potenziale catastrofe ambientale.

L’estrazione del combustibile grezzo risulta essere più semplice ed economica rispetto ai metodi tradizionali con cui viene prelevato il petrolio, questo perché il bitume tende a risalire in superficie, permettendo così la creazione di enormi buchi in cui vengono realizzate delle miniere a cielo aperto.

Tale procedura rappresenta un fardello per l’ambiente, non solo per quello vicino all’estrazione, ma anche a livello globale. Usufruire delle sabbie bituminose comporta il disboscamento di intere aree e l’utilizzo di enormi quantità di acqua. Inoltre, durante l’estrazione del petrolio, vengono liberati gas che aumentano l’effetto serra e metalli pesanti quali cobalto, nichel e piombo.

Quindi, oltre al disastro ambientale, lo sfruttamento di questi giacimenti costituisce anche un serio pericolo per la salute dell’uomo. Non a caso l’incidenza dei tumori tra la popolazione di Alberta è superiore del 30% rispetto alla media nazionale.

L’utilizzo delle sabbie bituminose sembra aver subito un freno negli ultimi due anni. Probabilmente questo è dovuto alle continue proteste da parte di ambientalisti e popolazioni indigene, nonché al drastico crollo dei prezzi del petrolio.

La Terra sui cui viviamo rischia di trasformarsi in un inferno se il modo di produrre energia non cambia drasticamente. La Vita su questo pianeta necessita di fonti pulite e rinnovabili che permettano un’energia accessibile a tutti e senza effetti negativi sull’ambiente circostante.

Interessante è la riflessione di Noam Chomsky sull’attuale situazione ambientale e sul modo in cui i popoli del mondo la stanno affrontando: “In generale: da un capo all’altro del mondo le società indigene lottano per tutelare quelli che definiscono i <<diritti della natura>>, laddove le civiltà civilizzate e sofisticate si fanno beffe di quella che considerano una sciocchezza“.

 

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