Scontro Calenda-Santoro e la guerra dei pacifisti

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Lo scontro Calenda-Santoro da Floris è l’ultimo atto della solita tiritera sulla guerra in Ucraina. Altolà ai tromboni! Qui solo verità

“Buonasera! Così c’è quello della manifestazione, hai visto che sorpresa?”. Sappiamo com’è Carlo Calenda, non gli mancano di certo i peli sulla lingua. Ricordate quando il leader di Azione, durante la campagna elettorale per il sindaco di Roma, era irrotto in un’uscita di Salvini? Ecco, è successa una cosa del genere anche a “Dimartedì”, questa volta però l’agguato era rivolto alla solita ospitata di Santoro. Che certamente non ha gradito la sorpresa, siccome l’arrivo del leader di Azione era previsto in ritardo rispetto al previsto. “Potevo venire a Milano, così eravate trecento e uno con me”: decisamente non ha gradito.

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La cosiddetta maggioranza silenziosa

Alle spalle dello scontro Calenda-Santoro ci sarebbe la cosiddetta maggioranza silenziosa degli italiani che non vogliono la guerra. Tutti gli altri son figli di Ares. Il 5 novembre scorso si è tenuta a Roma la manifestazione per la pace, che secondo gli organizzatori ha raccolto circa 100 mila persone. Diversi pezzi di una sinistra frammentata. Ma anche altre personalità, come alcuni nomi di spicco de il Fatto Quotidiano. Ad ogni modo, la linea anti-guerra pare molto popolare. E lo sarà ancora di più qualora la situazione economica dovesse peggiorare.

Ma cosa propone la suddetta maggioranza silenziosa?

Dall’ansioso professore della Luiss all’anziano giornalista polemico, fino ad arrivare a POVIA: cos’hanno in comune questi pittoreschi personaggi? La sintesi è questa: più trattative e meno invii di armi, il tutto condito da una critica all’Occidente. Tutto lecito, ci mancherebbe altro, eppure tale vulgata è stata spesso etichettata come filoputinista: basti pensare alla famosa lista uscita sul Corsera  lo scorso giugno. Fermo restando che in democrazia non ci si limita ai signorsì, la critica aprioristica ha spesso delle ricadute intellettuali. Il soliloquio di Santoro da Floris è indice di un atteggiamento polemico che è anche squisitamente etnocentrico – e in parte pure egocentrico, a dirla tutta. Ho letto il suo ultimo pamphlet e posso assicurarvi che non è affatto divertente leggere Santoro mentre risponde a se stesso.

La polemica sull’invio di armi in Ucraina

Come spesso accade in Italia, la polemica è più grossa del fatto che la genera. Riavvolgiamo le lancette: poco dopo l’invasione russa dell’Ucraina, il governo Draghi adotta una linea di chiaro posizionamento geopolitico dell’Italia, scegliendo così di inviare delle armi a Kiev. Apriti cielo: molti hanno temuto che così facendo l’Italia sarebbe rimasta coinvolta nel conflitto. Il Movimento 5 Stelle e la Lega non hanno nascosto queste perplessità, mentre invece Fratelli d’Italia e Pd non avevano dubbi sul loro atlantismo. Eppure, la cifra spesa dall’Italia per l’invio di armi in Ucraina è palesemente irrisoria rispetto ad altri Paesi: si attesta a quasi 200 milioni di euro nell’ultimo anno- >fonte<

No, le bollette non sono aumentate a causa delle sanzioni

Oltre alla contrarietà sull’invio di armi, molti hanno manifestato perplessità anche sulle sanzioni a Mosca. Probabilmente l’inflazione e il caro bollette hanno provocato un moto centrifugo verso il menefreghismo. Con la dovuta calma si noterà che la cosiddetta stangata energetica era nell’aria già da tempo. Idem l’inflazione. Vi consiglio di dare un’occhiata a questo articolo, spiega tutto in modo chiaro.



L’ombra della bomba

Mentre sto scrivendo questo pezzo, dal fronte ucraino c’è una novità: i russi si stanno ritirando da Kherson. Alla faccia di chi mesi fa non avrebbe scommesso un centesimo sulla resistenza degli ucraini. C’è qualcosa che non riusciamo a comprendere, noi, viziati dal progresso. Diciamo la verità: i pacifisti non vogliono la pace, ma solo la loro tranquillità. Il dittatore russo paventa l’arma nucleare ormai da mesi, altro che ultima spiaggia! Tuttavia l’intelligence statunitense, la stessa che aveva avvertito l’Europa sull’imminente invasione dell’Ucraina, non ha mai rivelato concreti segnali premonitori sull’uso dell’atomica.

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Il ritorno della geopolitica

Dopo la caduta del muro di Berlino qualcuno teorizzò una imminente fine della Storia. Per adesso però il mondo è tornato a cambiare e le dinamiche geopolitiche fanno nuovamente da protagoniste nel dibattito pubblico. Inoltre, è la prima volta nella storia dell’umanità in cui una potenza nucleare, la Russia, decide di dichiarare guerra a uno Stato non munito della bomba atomica, l’Ucraina. Una situazione non facile insomma. Ma non sarà certo l’ultima minaccia, evidentemente. Lo zar ci spaventa da febbraio e suggerisco ai famosi pensatori critici di interrogarsi anche sulla reale natura di tali minacce, che possono tranquillamente essere un bluff.

Per il momento, Roma tiene fede al suo posizionamento geopolitico, ma non è detto che nei prossimi mesi le cose non possano cambiare. Piaccia o meno, la maggioranza silenziosa sulla guerra fa sempre più rumore e i partiti ne terranno certamente conto. Il ministro della Difesa ha dichiarato che per il momento non è in programma un nuovo decreto per l’invio di armi in Ucraina, rispondendo anche in merito al passaggio parlamentare richiesto da Conte. Nel frattempo, frotte di diplomatici all’italiana chiedono da mesi ‘sta benedetta trattativa tra Putin e Zelensky. Solo il tipico caso di italiansplaining, nulla di più e nulla di meno.

Matteo Petrillo

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