TERF significa davvero essere femminista oppure no?

No, le femministe non odiano gli uomini. E no, le femministe non credono che le donne siano esseri superiori. Eppure il femminismo, ancora oggi, viene considerato come il termine opposto al maschilismo. E questo errore di definizione non aiuta a comprendere le sfumature di una ideologia permeata di istanze sociali, civili e politiche che vogliono offrire una equa alternativa alla ormai fin troppo consolidata cultura patriarcale. Ma come ogni ideologia, anche il femminismo possiede le sue ramificazioni, i suoi contrasti interni, i suoi estremismi e talvolta i suoi paradossi.

Nella vasta sfera di istanze femministe, sono presenti anche le TERF

TERF è una sigla con cui si indicano le Trans Exclusionary Radical Feminists. Un sottogruppo di femministe appartenenti al ramo radicale, ovvero quella parte del movimento femminista che si propone di abbattere il patriarcato dalla radice. Secondo tale sotto-movimento, è necessario scardinare il concetto di genere e, di conseguenza, è necessario escludere le persone trans.

Le basi dell’ideologia TERF

Le origini della sottocultura Terf si trovano nella seconda ondata del movimento femminista, che storicamente fonda le sue radici negli anni ’60 e ’70 e viene definita come femminismo separatista. Il termine Terf si declina quasi esclusivamente al femminile, poiché alla base del movimento c’è l’idea che la lotta femminista debba essere prerogativa esclusiva delle donne. Oltre all’esclusione degli uomini, le Terf credono fermamente nel determinismo biologico e nell’essenzialismo biologico. Secondo questi concetti, tutte le caratteristiche biologiche sono determinate dalla biologia e dunque innate. Inoltre, è la biologia stessa a governare i comportamenti dei diversi gruppi di esseri umani che possiedono le stesse caratteristiche. Inutile dire come questa visione porti al riconoscimento del solo sesso biologico e al conseguente rifiuto del concetto di identità di genere. Ed ecco il perché della sigla Terf.

Oltre a considerare l’identità trans come un disturbo mentale alimentato dai ruoli di genere imposti dal patriarcato, la visione delle Terf elimina anche la dignità delle persone intersessuali poiché sostiene unicamente la divisione binaria uomo (cromosomi XY) – donna (cromosomi XX).

A nessuna TERF piace essere chiamata TERF

Coloro che rientrano nella categoria preferiscono definirsi “critiche del genere” perché il termine Terf ha indubbiamente un’accezione negativa ed è tornato prepotentemente alla ribalta negli ultimi tempi in relazione alle affermazioni di alcune “femministe”, loro malgrado.

J.K Rowling e le accuse di transfobia

L’autrice della celeberrima saga di Harry Potter è stata più volte accusata di transfobia. In passato, aveva messo ‘mi piace’ a tweet di una femminista radicale a sfondo transmisogino, aveva poi difeso una donna britannica licenziata dopo aver scritto che un percorso di transizione da uomo a donna non ti rende davvero una donna. Nel giugno scorso ha rincarato la dose scagliandosi contro un articolo in cui era scritto “persone con le mestruazioni”. Dal messaggio apparso sul suo profilo Twitter, è sottinteso come solo le persone con le mestruazioni possano definirsi donne. Questo attacco alla dignità delle persone trans le è valso l’accusa di essere una moderna Terf.

La controversa posizione di ArciLesbica Nazionale

Anche in casa nostra, possiamo guardare ad un modello di femminismo trans-escludente. E’ il caso di ArciLesbica Nazionale, associazione impegnata nel difendere le donne che amano le altre donne e che ha proclamato più volte l’esclusione delle soggettività transessuali dalle proprie politiche. Risale allo scorso maggio, infatti, il webinar di lancio della Declaration on Women’s Sex-Based Right attraverso la quale ci si propone di mantenere la distinzione tra la nozione di sesso e quella di identità di genere nelle politiche delle pari opportunità. Una iniziativa ricondotta immediatamente all’ideologia Terf e che per questo ha destato molte polemiche. Dopo le accuse di transmisoginia ricevute, Arcilesbica ha chiarito che la sostituzione dell’identità di genere al sesso nuocerebbe alle politiche dedicate ai diritti delle donne. La stessa associazione ha voluto ribadire la propria natura femminista e non transfobica.

Non un femminismo trans-escludente ma un transfemminismo inclusivo

Quello delle Terf è un femminismo che rischia di macchiarsi degli stessi stereotipi transfobici e transmisogini di cui molto spesso si macchia la società patriarcale. Eppure, le donne rappresentano l’unica maggioranza discriminata quanto una minoranza. Proprio per questo, dovremmo accettare un’unica forma di femminismo: un transfemminismo inclusivo che riesca ad abbracciare anche le lotte delle altre minoranze, supportandole.

Carola Varano

 

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