Termoscanner nelle scuole: inconvenienti e tempistiche

Quali sono gli inconvenienti?
Di base, garantire il progredire tecnologico durante un’azione sanitaria è sensato, per non dire determinante; ma cosa ci si può aspettare da un Paese la cui cassa piange da un pezzo?
La Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina vorrebbe assicurare l’utilizzo di termoscanner in scuole e licei, accompagnati, chiaramente, dai classici dispositivi di protezione – guanti e mascherine.

Già da marzo la prospettiva venne accolta con qualche dubbio, eppure si presentò come una bozza decisiva di un’idea in via di sviluppo. Cos’è cambiato in poco più di un mese?
I precedenti dubbi sull’inizio del nuovo anno scolastico si sono fatti più invadenti, a cominciare dalla volontà di voler dividere le classi in due parti: una porzione di studenti a casa, online, l’altra in relativa sede scolastica.
Le misure preventive da Covid-19 non sono piaciute, soprattutto al SNALS  (Sindacato Nazionale Autonomo Lavoratori Scuola):




Non si può immaginare, a settembre, una classe metà in didattica a distanza, metà in aula. La scuola è interazione

La definizione del Sindacato, benché eticamente corretta, non si confà all’attuale emergenza sanitaria; d’altro canto, sfugge effettivamente l’utilità di dividere le classi. Pongo il quesito al lettore: se non ci sono le condizioni per poter sviluppare una regolare didattica nelle relative strutture, a che pro garantire una forma di “normalità al 50%”, tenendo un gruppetto di studenti per ogni classe? O la didattica la si fa con metodo omogeneo o non la si fa per nessuno.

Tralasciando i personali dubbi a riguardo, torna lo spauracchio della cassa: Rino Di Meglio, Gilda degli insegnanti, si chiede se la ministra sappia il costo di un termoscanner, il quale si aggira attorno a qualche migliaia di euro – da distribuire presso 42.600 presidi scolastici.
In molti si stanno chiedendo se Azzolina abbia o meno tenuto conto di qualche calcolo matematico in più, anche se resta fuori dubbio, a mio avviso, l’utilità della proposta.

Abbiamo qualche esempio dalle regioni più piccole, come l’Abruzzo: Teramo, il cui ateneo ha giusto confermato l’ausilio di termoscanner presso la struttura.
La salvaguardia degli studenti, di qualsiasi fascia di età, resta di sicuro al primo posto, motivo per cui la situazione non va sottovalutata. Per quanto sia importante cercare di restituire quel briciolo di normalità a bambini e adolescenti, è opportuno contestualizzare l’attuale stato della pandemia; nonché la consapevolezza di dover, presumibilmente, prorogare le restrizioni.

Il termoscanner sarà sicuramente uno degli strumenti più consigliati e resterà tale, nella prospettiva di un ritorno alla quotidianità; ma il suo uso deve essere calibrato, parallelamente alle attuali condizioni economiche del Paese. Di spese ce ne sono state, ce ne saranno.
Medesimo discorso per la “scuola del futuro“: l’attuale approccio online si presenta come una forma di “allenamento”, se così lo si può definire; ma da qui a prospettare metodi alternativi di lezione, non privi di qualche difetto, è un altro conto.

Quale sarà, di rimando, il tipo di alienazione a cui ogni studente andrà incontro nel constatare la propria condizione? Come reagirà l’alunno che resterà a casa rispetto a chi potrà interagire con l’insegnante? Questi parametri, così diversificati tra loro, potrebbero creare una “breccia”, una forma di scompenso didattico distribuito in modalità quasi casuali; comprendere e differenziare ogni studente, ogni bambino o matricola, diverrà ancora più arduo.
Molti saranno coloro che andranno avanti nella didattica, quanti coloro che resteranno indietro.

L’istruzione è un settore fondamentale. È perfino un concetto naturale, immensamente biologico nel suo contenuto: la predisposizione dell’uomo a introiettare, comprendere, giocare con la propria curiosità.
Eppure, azzardare qualche passaggio di troppo, a costo di rispettare una vana ideologia nero su bianco e senza valutare le conseguenze del caso, è forse solo un modo per minare uno status culturale nazionale già di per sé precario.

Eugenio Bianco

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