Tumore al seno, un nuovo farmaco aumenta la sopravvivenza

Il farmaco si chiama Ribociclib e permette di ridurre il rischio di morte del 29%

Secondo uno studio presentato a Chicago è il primo inibitore a garantire una sopravvivenza del 70% nelle giovani donne con un carcinoma avanzato o metastatico

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Un nuovo farmaco aumenta la sopravvivenza delle donne malate di tumore al seno. Nella sperimentazione anche un’équipe medica italiana

Per la prima volta un farmaco è in grado di aumentare la sopravvivenza complessiva delle donne malate di tumore al seno. È quanto emerge da uno studio presentato al Congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology, che si è svolto pochi giorni fa a Chicago.

Si chiama Ribociclib e dopo una sperimentazione di 42 mesi, la sopravvivenza globale è stata del 70% per le donne trattate in prima linea con la combinazione Ribociclib più terapia ormonale standard, rispetto al 46% di chi è stato trattato con la sola terapia ormonale standard. Il rischio di morte risulta ridotto quindi del 29%.

Ribociclib, approvato in Europa lo scorso anno, è il primo inibitore a dimostrare una sopravvivenza così alta nelle donne giovani con un carcinoma avanzato o metastatico.




Lo studio  

Si tratta dello studio MONALEESA-7, pubblicato anche sul New England Journal of Medicine. È stato effettuato su 672 pazienti tra 18 e 59 anni e ha dimostrato un  aumento della sopravvivenza generale, un dato che non è sempre facile dimostrare perché richiede di seguire i pazienti per tutta la vita e anche perché molto spesso i pazienti ricevono più tipi di trattamento in sequenze variabili non dando modo di capire quale abbia l’esito migliore. Anche l’Italia ha partecipato allo studio con il Dipartimento di Senologia all’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Pascale di Napoli: circa  mille i pazienti coinvolti nella sperimentazione.

Cosa significa sopravvivenza generale

L’obiettivo raggiunto dell’aumento della sopravvivenza generale è significativo perché si intende quella globale e non solo quella libera da progressione della malattia. Serve cioè a capire se il trattamento è realmente in grado di aumentare l’aspettativa di vita delle persone colpite dal tumore. I risultati positivi provano l’efficacia e la sicurezza del farmaco che risulta essere particolarmente attivo contro le molecole cruciali nello sviluppo del tumore al seno e nella sua progressione. Una speranza per moltissime donne.

Qualche dato

Secondo l’AIRC, la Fondazione per la Ricerca sul Cancro, il tumore al seno colpisce 1 donna su 8 nell’arco della vita. È il tumore più frequente nel sesso femminile e rappresenta il 29 per cento di tutti i tumori che colpiscono le donne. È la prima causa di mortalità per tumore nelle donne tra 29 e 59 anni, con un tasso di mortalità del 17 per cento di tutti i decessi per causa oncologica delle donne. Dopo una prima diagnosi di tumore al seno il rischio di sviluppare metastasi è del 20/30% e tale rischio permane anche dopo oltre 10 anni dalla prima diagnosi.
Dai dati presentati a Chicago è emerso, inoltre, che sotto i 39 anni i casi di tumore aggressivo al seno stanno aumentando.
Secondo il Rapporto “I numeri del cancro in Italia 2018” elaborato dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e l’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM), i tumori del   carcinoma della mammella sono al primo posto tra i tumori che colpiscono le donne e  rappresentano il 29% del totale.

Marta Fresolone

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