Turing, il genio di ENIGMA che pagò per la sua sessualità. Ieri come oggi

La vita

TuringAlan Turing nasce a Londra il 23 giugno 1912, figlio di due impiegati della famiglia reale in India.
Già da piccolo Turing da prova della sua mente brillante, particolarmente incline alle materie scientifiche. In modo particolare, era appassionato di esperimenti ed invenzioni che gli permettevano di approfondire gli aspetti applicativi della scienza.

Nel 1931 entra al King’s College di Cambridge, dove sarà allievo del filosofo Ludwig Wittgenstein, uno dei padri della scuola analitica. Con una laurea in matematica, conseguita nel 1934, comincia a dedicarsi alla crittografia e, quando nel 1939 l’Inghilterra entra in guerra, Turing entra nei servizi di spionaggio. Quello di cui fa parte è il gruppo di critto-analisi il cui compito è decrittare i messaggi del corpo militare nazista che si serviva della macchina ENIGMA, capace di generare un codice che mutava costantemente.
Basandosi su studi polacchi condotti da Marian Rejewsk, Turing crea un nuovo meccanismo per decifrare  la macchina.
Con il suo lavoro permise agli Inglesi di conoscere anticipatamente le mosse dell’Asse e vincere la guerra.
Il genio di Turing fu dunque cruciale nelle sorti della Seconda Guerra Mondiale.

Ma il suo prezioso contributo non si è fermato al passato, arrivando a condizionare il nostro presente. Turing, infatti, è considerato uno dei padri dell’informatica: lui ha posto le basi dell’era del computer e gli studi sull’intelligenza artificiale.
Al termine della guerra continuò a lavorare nel National Physical Laboratory, proseguendo nelle sue ricerche. È in questi anni che scrisse l’articolo Intelligent Machinery, in cui presenta il concetto di intelligenza artificiale.

L’accusa di omosessualità e la condanna

Purtroppo, però, la bigotta società ingelse del 1900 eclissò i suoi riconoscimenti, ponendo l’attenzione sulla sua sessualità.
Turing, infatti era omosessuale e questo, all’epoca, costituiva un grave reato riconosciuto come tale da una legge risalente al 1885. Tale “reato”, punito con il carcere, fu depenalizzato qualche anno dopo, nel 1967.
Fu arrestato nel 1952, probabilmente a seguito di una denuncia di furto fatta da lui stesso. È in quell’occasione, infatti, che si scopre che vive e intrattiene una relazione con un giovane ragazzo (probabilmente l’autore del furto), Arnold Murray.

Accuse e sospetti su di lui pendevano già da tempo e alla fine la polizia riuscì a trascinarlo in tribunale.
Fu lui stesso ad ammettere davanti al giudice la sua relazione e il suo orientamento sessuale, non trovandovi nulla di cui pentirsi. Non organizzò mai una difesa in suo favore e venne condannato.
La condanna gli costò il suo lavoro e la sua libertà; la sua dignità: gli furono negati i permessi per lavorare nella sicurezza e nella crittografia, la libertà di spostamento e l’ingresso negli Stati Uniti.

La castrazione chimica

Questo tipo di sentenza offriva un’alternativa alla prigione: il ricorso alla castrazione chimica tramite assunzione di estrogeni, per un anno.
La castrazione chimica presenta una serie di conseguenze che colpiscono sia a livello fisico che psicologico.
L’assunzione dell’ormone femminile medrossiprogesterone acetato, provoca dei cambiamenti sostanziali nel corpo: tra gli altri, ridistribuzione del grasso corporeo che può condurre a insorgenza di osteoporosi, diabete e malattie cardiovascolari; comparsa del seno; crollo della libido. Essendo un ormone presente anche in alcune aree del cervello, i cambiamenti avverranno anche a livello psichico e comportamentale.

Ma a questi, bisogna aggiungere il disagio e l’umiliazione psicologica del dover subire forzatamente una punizione di questo tipo.

Il sistema giudiziario e il sistema sanitario di un paese non hanno il diritto di causare una mutilazione irreversibile in un cittadino che abbia, in questo caso, un orientamento sessuale diverso dall’eterosessualità
(Tim Shallice, professore di neuropsicologia e neuroscienze cognitive alla SISSA di Trieste)

L’omosessualità oggi

Come Turing ce ne furono altri: chi illustre, chi meno; chi dimenticato dalla storia; chi si trova ancora a subire gli orrori di atteggiamenti omofobici, coadiuvati da istituzioni conservatrici.
La sua dolorosa vicenda, che oggi appare una barbarie inconcepibile, non è relegata al passato.
Come purtroppo sappiamo, l’omosessualità è stata a lungo considerata un reato e ancora oggi ci sono Paesi che la ritengono tale arrivando a punirla con la pena di morte.

Molti Paesi europei hanno decriminalizzato l’omosessualità relativamente tardi. La Germania è stata l’ultima, nel 1994. L’Italia, sorprendentemente, è stata uno dei primi Paesi a farlo, con una legge che risale addirittura al 1889. Ma la storia ci racconta altro e, difatti, con l’avvento del fascismo l’omosessualità torna ad essere punita e gli omosessuali perseguitati.

Oggi, nonostante non costituisca più un reato, rimane uno stigma culturale di cui facciamo fatica a liberarci.
C’è chi vive la sua sessulità nell’ombra e chi, invece, decide di farlo liberamente può ancora, purtroppo, trovarsi vittima di violenze verbali e fisiche.
Ma la nostra mancata accettazione non si ferma ai manifesti atteggiamenti omofobici. È qualcosa di più radicato e inconscio che trova spazio nel linguaggio e negli atteggiamenti di tutti i giorni.

Basti pensare a come tendiamo a notare un bacio di due persone dello stesso sesso e non quello di una coppia etero; a come rimarchiamo l’orientamento sessuale di qualcuno quando questo non rientra nella “canonica” eterosessualità.
È da queste piccole cose, dal linguaggio quotidiano, che bisogna partire per cambiare un assetto mentale e culturale che percepisce come “normale” solo una piccola e statica parte della realtà che viviamo.

Le terapie di conversione

La cosa migliore per parlare di uno stigma sarebbe dare voce a chi lo subisce e l’ha subito. A tutti gli Alan Turing di cui non abbiamo notizie, perché rimasti invisibili, inghiottiti dalla storia o da sistemi giudiziari che non ne hanno tutelato i diritti.
Qui vorrei limitarmi a ricordare che l’omosessualità è ancora un crimine in molti Paesi. E non è tutto: in quelli in cui non costituisce reato esistono ancora le cosiddette terapie di conversione. Sono metodi che non hanno nulla di scientifico, che fanno leva sul senso di inadeguatezza dell’individuo, scoraggiandolo nell’accettazione della sua persona.

Quest’anno la Germania ha introdotto il divieto di sottoporre a queste terapie i minori, ma c’è chi vorrebbe alzare l’età consentita a 27 anni.
Anche il Regno Unito chiede la messa al bando di queste terapie. Già il termine “terapia” è fuorviante, in quanto l’omosessualità non è una malattia, quindi non necessita di cure. Sono, inoltre, tecniche disapprovate e condannate dalla maggioranza delle organizzazioni della salute inglesi.

La castrazione chimica nell’Europa odierna

E per quanto riguarda la castrazione chimica? Anche se non destinata a punire l’omosessualità, come successo per Turing, la castrazione chimica è ancora utilizzata all’interno di Paesi europei per i reati a sfondo sessuale.
In Italia la sua applicazione è ancora campo di discussione e terreno fertile per leader di destra e populisti. Altri Paesi, invece, come quelli del Nord Europa la utilizzano. In questi casi si tratta di una pena cui il condannato decide di sottoporsi volontariamente, dopo essere stato informato adeguatamente della procedura e dei rischi.

Ci sono addirittura testimonianze di persone che hanno ammesso di trovare giovamento nel controllo delle loro pulsioni. Questo, però, non deve costituire una prova a favore di tale misura.
La questione è certamente delicata, ma bisogna tenere a mente che non si tratta di una cura né di una pena riabilitativa.
Anche l’Assemblea parlamentare del Consiglio Europeo si è espressa sulla questione, con una legge nel 2013: “Nessuna pratica coercitiva di sterilizzazione o castrazione può essere considerata legittima nel ventunesimo secolo”.

Turing: la morte e la riabilitazione tardiva

Turing fu trovato morto nel suo letto, il 7 giugno 1954 a 41 anni. La causa: avvelenamento da cianuro, apparentemente iniettato in una mela. Venne considerato suicidio, probabilmente indotto da quella pena ingiusta e dolorosa. Una pena che intervenne non solo sul suo corpo, ma sulla sua libertà individuale.

La sua eredità scientifica è stata a lungo oscurata e la divulgazione delle sue ricerche su ENIGMA fu impedita da un giuramento che Turing e i suoi colleghi dovettero fare dopo la Seconda Guerra Mondiale.
A rendere il giusto merito alla sua mente brillante ci ha pensato la storia.
Per ciò che riguarda la sua condanna, è solo nel 2013 che la Regina d’Inghilterra riabilita il suo nome, con un’ assoluzione reale.

Possiamo vedere solo poco davanti a noi, ma possiamo vedere tante cose che bisogna fare.
(A. Turing)

 

Marianna Nusca

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