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Violenza sulle donne. Arte come strumento di denuncia

di admin
25 Nov 2020
in Attualità
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violenza sulle donne
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Impara l’arte  e mettila dalla parte delle donne. Verrebbe da modificare così il famoso detto. L’Arte al servizio delle donne, megafono dei diritti delle donne. L’arte è sempre stata capace di trasmettere grandi messaggi attraverso semplici statue, dipinti, o piccole istallazioni. Banksy in questo è un grande maestro. Usa l’Arte come strumento di denuncia sociale. Ebbene, non c’è solo l’artista inglese. Gli sforzi e gli esempi di mettere l’arte al servizio di un principio o diritto sono tanti. E in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, sono tante le iniziative artistiche per denunciare la violenza e i soprusi.




Anche i grandi artisti del passato raccontano la violenza

Il tema della violenza sulle donne è stato trattato anche da artisti celebri, con quadri che trattano proprio il tema della violenza.

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Degas

Nel 1800 Degas dipinse un quadro: una stanza in penombra. Un uomo, l’aggressore, è poggiato contro la porta, con la sua espressione derisoria nei confronti della sua vittima, con una postura, sicura e arrogante e le orecchie che ricordano quasi un demone per la loro forma appuntita. Dall’altra parte della stanza, una donna gli dà le spalle, appoggiata su una sedia come a riprendere fiato, con la spallina dell’abito scivolata sul braccio. Il titolo dell’opera era inizialmente Interieur (Interno), poi divenne noto come “Le Viol”, “Lo stupro“.

Frida Khalo

Frida Khalo dipinse un quadro nel 1935 dopo aver letto sul giornale di un marito che aveva accoltellato la moglie per gelosia. Al giudice l’uomo per difendersi disse di aver dato alla moglie solo qualche piccola coltellata L’opera si intitola “Unos Cuantos Piquetitos”, “alcuni taglietti”, proprio per denunciare l’assurda difesa. Nel quadro l’uomo, con ancora il coltello in mano, è in piedi accanto al letto dove la donna, nuda, solo con una scarpa, è morente. Il sangue colora anche la cornice del quadro.

Artemisia Gentileschi

Artemisia Gentileschi, pittrice italiana del ‘500 di scuola caravaggesca, è un simbolo della lotta contro la violenza sulle donne. Artemisia venne stuprata e invece di subire in silenzio denunciò il suo aggressore, che venne condannato ed esiliato. Artemisia dovette comunque sposarsi contro la sua volontà per “riparare”. Tra le sue tante opere, “Susanna e i Vecchioni” è un simbolo. Susanna viene sorpresa mentre fa il bagno da due conoscenti del marito, i quali la ricattano: o accetta di soddisfarli oppure si ritroverà con un’accusa di adulterio. Susanna è costretta a cedere al ricatto. Gli sguardi dei due uomini sono maliziosi, sgradevoli e mettono a disagio lo spettatore che si rivede in Susanna.

Ai giorni nostri

Ai giorni nostri la denuncia non è cambiata. Dal 2012, da quando a Milano, l’artista messicana Elina Chauvet ha utilizzato delle scarpe rosse per raccontare la violenza, queste sono state rappresentate più volte nei centri delle città. Ogni paio di scarpe rappresentava una donna scomparsa e/o uccisa.  Per Chauvet, le Zapatos Rojos rappresentano il cammino lungo e difficile verso la conquista dei diritti civili in una città come Juarez nella quale dagli anni 90 ad oggi sono sparite centinaia di donne.
Anche le sagome bianche, rappresentate come murale a Roma ma anche altrove, sono una denuncia.Sagome femminili senza però alcuna caratteristica che le distingua; tutte uguali tranne che per una targa al centro, con il nome di una donna, la data di nascita e la morte. Come una successione di bare bianche, innocenti.

La giornata di oggi

Le iniziative sono moltissime, in tutta Italia. A Milano, ad esempio, la possibilità di seguire da remoto molti eventi e rappresentazioni. Un’opera è particolarmente simbolica: un centinaio di piatti da cucina di uso quotidiano in ceramica sono decorati con frasi estrapolate dai media per minimizzare episodi di cronaca legati alla violenza o usate dal violento per motivare il suo gesto. Un aperto j’accuse ma anche una testimonianza che la maggior parte delle violenze si consumano  all’interno delle mura domestiche. “Il luogo più pericoloso. L’arte ai tempi del Covid” è il titolo dell’installazione ‘vivente’ che viene ospitata tra Palazzo Reale e piazza Duomo: una sequenza di fotografie che ritraggono le artiste Silvia Levenson e Natalia Saurin, madre e figlia, con altre donne e con i loro piatti.

La Monna Lisa con l’occhio tumefatto

Un’altra iniziativa forte che scuote gli animi, perché questo deve fare l’arte, è a Gazzo (Padova) dove viene sfruttata la potenza comunicativa dell’arte. Da un’idea dell’assessorato, sono state utilizzate sette opere d’arte famose che esaltano la bellezza dell’essere donna, ma i cui volti sono segnati da violenze. Sette pannelli per dire che ogni donna è un’opera d’arte da rispettare e non da sfregiare. Nelle frazioni del Comune e in altri luoghi sono installate, tra le altre, la Monna Lisa di Leonardo (1503), Marylin Monroe di Andy Warhol (1962), la Ragazza con l’orecchino di perla di Vermeer (1665), la Dama con l’ermellino di Leonardo (1488), la Venere del Botticelli (1485). La Monna Lisa ad esempio riporta un occhio tumefatto. Un vero orrore, dove lo scandalo di rovinare un’opera d’arte così perfetta si sovrappone allo scandalo per una tale violenza sul viso delicato di una donna. E le opere riportano pugni, lividi sul collo, labbra tumefatte. Un segnale forte.

Sono passati centinaia di anni da quando ci furono i primi dipinti delle violenze. Nel tempo, la società si è evoluta con la tecnologia, usiamo l’intelligenza artificiale, ci stiamo sforzando di andare verso un’economia circolare, si parla di innovazione in moltissimi ambiti. Ma le donne ancora muoiono per mano degli uomini. Pare che gli sforzi della società non siano contemplati in questa direzione. Lo sradicamento della cultura maschilista è più difficile di qualsiasi altra rivoluzione.

Marta Fresolone

Tags: aggressoreandy warholarteArtemisia GentileschiartistibanksyBotticellicultura maschilistaDama con l'ermellinoDegasdenunciaDonneElina ChauvetFrida Kahlola Ragazza con l'orecchino di perlaLeonardoMarylin MonroeMonna LisauomoVenereVermeerViolenza
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