La violenza non avrà mai un lieto fine !

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Quando, all’asilo, la maestra raccontava la storia di cappuccetto rosso io fissavo la finestra, terrorizzata. L’idea che il lupo sarebbe arrivato anche in quella stanza era viva nella mia mente, non sapevo quando, come o perché, ma ne ero convinta. Poi iniziavo a guardarmi intorno e vedevo tutti i miei compagni sereni, nessuno pensava al lupo, si leggeva nelle loro facce la serenità data dall’arrivo del cacciatore. Io, in verità, non mi fidavo di lui. Neanche una parola scritta in quel libro riusciva a darmi sicurezza. Avevo paura, e niente e nessuno poteva cancellare le scene ideate dalla mia mente.

Oggi il ricordo di questa paura cresce smisuratamente, perché la vedo concretizzarsi. Vedo delle donne diventare dei mostri davanti a dei bambini. Vedo quel lupo che strappa a morsi la tranquillità, la serenità di un bambino. Vedo una stanza, simile a quella dove ero seduta io, che si trasforma in una prigione, o meglio in una stanza delle torture. Torture fisiche ma soprattutto psicologiche. Vedo quel lupo che infligge punizioni disumane a chi non è ancora in grado di capire cosa lo circonda. Ma non vedo il cacciatore. Lo dicevo io che non c’era da fidarsi nemmeno di lui!

La stanza diventa ogni giorno più stretta e buia, la libertà che caratterizza ogni bambino si trasforma in paura, paura di essere liberi, paura di ridere e giocare. C’è chi è rinchiuso in uno stanzino, legato ad una sdraio con delle cinghie, al buio per ore. Chi viene trascinato per i capelli, chi viene imboccato a forza infilando il cibo fino in gola. Poi ancora schiaffi in testa, grida e ordini. Vedo quel lupo uscire ogni giorno con la pancia sempre più piena, e allo stesso tempo, dietro l’ombra cupa, vedo sempre meno i sorrisi dei bambini.

State aspettando anche voi l’arrivo del cacciatore vero?!

Il cacciatore arriva, per fortuna,  grazie a chi possiede ancora un briciolo di umanità, grazie a chi non chiude gli occhi davanti a queste violenze. Bene, dopo l’arrivo del cacciatore che non ammazza il lupo, ma lo rinchiude in una prigione simile a quella costruita dallo stesso. I bambini tornano liberi, liberi di andare a scuola, correre, giocare, rider… No! Non è così che si conclude la storia. Perché non è una fiaba, è la realtà, e si sa, la realtà è spaventosa. Questa realtà  è caratterizzata sì da bambini liberi di poter frequentare una scuola serenamente, ma allo stesso tempo è contraddistinta da bambini che balzano dal letto in piena notte perché sognano i giorni passati, da bambini che faranno fatica a fidarsi di altri, da bambini violenti, da bambini traumatizzati che porteranno sulle spalle il peso delle violenze subite. Per questo io non vedo un lieto fine in questa terribile storia, vedo solo orribili conseguenze che non verranno mai cancellate eliminando temporaneamente il problema. La violenza genera altra violenza e a rimetterci sono sempre gli innocenti, di qualsiasi razza età o sesso. L’unico modo per evitare ciò è lottare, ogni giorno , per combattere completamente ogni forma di violenza, con qualsiasi mezzo, anche con il più semplice: La parola!

Ho giurato di non stare mai in silenzio, in qualunque luogo e in qualunque situazione in cui degli esseri umani siano costretti a subire sofferenze e umiliazioni. Dobbiamo sempre schierarci.
La neutralità favorisce l’oppressore, mai la vittima.
Il silenzio aiuta il carnefice, mai il torturato.
(Èlie Wiesel)

 

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