40 anni dalla morte di Hitchcock, il maestro del brivido

Sono passati 40 anni dalla morte di Hitchcock. Una delle più importanti personalità della storia del cinema, ironico e brillante, maestro della messa in scena e della suspense. Le iconiche scene dei suoi film thriller hanno reso celebre il genio del regista britannico. 

La durata di un film dovrebbe essere direttamente commisurata alla capacità di resistenza della vescica umana.

La carriera

Lo spartiacque nella carriera di Hitchcock è rappresentato dal suo trasferimento da Londra a Hollywood, avvenuto nel 1940. In base a questa data, gli studiosi suddividono la sua produzione in due grandi periodi: quello britannico – durante il quale ha diretto ventitré film, di cui nove muti – e il periodo statunitense, nel quale ha diretto trenta film, fra i quali si annoverano i più conosciuti.

Non è un caso se molti dei registi contemporanei come Scorsese, Spielberg e Tarantino hanno reso omaggio alla maestria tecnica di Hitchcock, oltre ad essere stato reale modello per i cineasti del giallo e noir come Dario Argento e Brian De Palma.

Lo stile registico

Hitchcock ha mescolato, spesso, commedia e suspense e le sue sceneggiature sono ricche di battute brillanti. Il suo intento era quello di presentare avvenimenti molto drammatici con un tono leggero. La suspense è stata, però, lo strumento tecnico che il regista ha saputo usare meglio. A detta sua, la suspense è migliore dell’effetto sorpresa, che regala un’emozione in modo troppo breve. Lo spettatore è a conoscenza di qualcosa che è oscuro al personaggio sulla scena e viene, così, messo in uno stato di ansiosa attesa. Temi musicali, ombre e luci particolari e, soprattutto, la dilatazione del tempo e della rapidità delle scene contribuiscono nei suoi film ad intensificare il pathos.

Se vediamo un uomo con una mazza sopraggiungere alle spalle di una persona innocente, sappiamo qualcosa che quella persona non sa. E così si crea la suspense.

Le sue trame, fitte di mistero, mostrano come possa essere precario l’equilibrio quotidiano. Eventi casuali sconvolgono la vita di un uomo ordinario e non è facile distinguere il vero dal falso. Hitchcock ha utilizzato molti modi per comunicare l’ansia e l’angoscia insita nell’animo umano, dando molta espressività ai luoghi, creando effetti di allucinazioni o attribuendo significato agli incubi.

L’uso funzionale e inverosimile di suoni e rumori

All’epoca della loro uscita, molti film di Hitchcock furono criticati per l’inverosimiglianza delle situazioni. Al regista, infatti, non interessava tanto riprodurre realisticamente eventi e personaggi, quanto suscitare emozioni tramite un racconto. Per fare un esempio, ne La finestra sul cortile, il protagonista, Jeff, è costretto su una sedia a rotelle con una frattura alla gamba, a causa di un incidente. Il film è basato su quello che vede e sente Jeff dalla sua stanza e che, in termini di stretto realismo, risulta inverosimile.

Invece di sovrapporsi gli uni sugli altri, i suoni si succedono saggiamente. La cantante canta solo quando tace la radio di un altro appartamento; il compositore si rimette al suo pianoforte solo quando la radio e la cantante hanno smesso di emettere suoni. Utilizzando pienamente l’effetto audiovisivo di estensione, Hitchcock apre e chiude liberamente il rumore del cortile, a seconda se gli serve attirare l’attenzione del protagonista e anche, ovviamente, dello spettatore, verso l’esterno o al contrario, chiudere la scena sul piccolo teatro del soggiorno. Hitchcock fa, dunque, un abile uso dei suoni. Clacson e rumori della strada servono ad allargare il campo percettivo del mondo al di fuori della stanza e che non vedremo mai.

Le sue scelte registiche di strumentalizzare il sonoro sono evidenti anche in Psycho, nella celeberrima scena dell’omicidio nella doccia. La musica copre le urla ma le coltellate non hanno risonanza. La scena, in realtà, non è cruenta. La costruzione audiovisiva, col famoso stridere dei violini, crea l’illusione della violenza, fomenta il senso d’ansia e tensione

Curiosità

Caratteristica comune a quasi tutti i film di Hitchcock è la sua presenza in almeno una scena. Nato come bisogno di prestarsi come comparsa, le sue apparizioni cammeo divennero una consuetudine scaramantica e, infine, una specie di gioco per gli spettatori, che, a ogni uscita di un nuovo film, dovevano cercare di individuare in quale inquadratura si fosse nascosto.

A 40 anni dalla morte di Hitchcock, sappiamo che il suo film preferito, tra quelli da lui girati è L’ombra del dubbio perché contiene alcuni riferimenti alla vita privata del regista.

Il padre di una ragazza scrisse ad Hitchcock una lettera, lamentandosi che la figlia dopo aver visto I Diabolici rifiutava di fare il bagno, e dopo aver visto Psycho rifiutava di fare la doccia. Hitchcock rispose semplicemente “la mandi al lavasecco”. Anche Janeth Leigh da allora, evita di fare la doccia nei motel.

Sembra che la sequenza in cui Kim Novak si tuffa nel fiume, ne La donna che visse due volte, venne ripetuta più volte da Alfred Hitchcock solo per divertimento.

Martina Bonanni

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