Carne sta a necessità come uomo sta a virilità?

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La deputata francese ecologista Sandrine Rousseau ha incendiato negli scorsi giorni la polemica nel suo paese, affermando che sia necessario “cambiare mentalità affinché mangiare una bistecca cotta su un barbecue non sia più un simbolo di virilità“.

Parallelamente nella città olandese di Haarlem, su iniziativa della consigliera comunale Ziggy Klazes, per la prima volta nella storia mondiale, sarà vietata la pubblicità di prodotti a base di carne. Così la politica del partito di sinistra ambientalista GroenLinks:

Non si tratta di quello che la gente cuoce e arrostisce nella propria cucina; se le persone vogliono continuare a mangiare carne, bene… Però non possiamo dire alla gente che c’è una crisi climatica e incoraggiarla a comprare prodotti che sono parte delle sue cause

Sono parole e iniziative che nella lontananza si toccano per segnalare l’emergere di due scomode verità. Il consumo di carne oltre a non essere indispensabile per la nostra sopravvivenza è matrice da un lato dell’allarmante crisi climatica, dall’altro, di un’antica e attuale frattura di genere.

Le pubblicità alla carne sono un problema?

Klazes risponde. No, non rappresenterebbero alcun dramma. Precondizione: dovrebbero essere capaci di raccontare la verità.

«Niente agnelli saltellanti e vitelli felici disposti, per così dire, di propria iniziativa a saltare sul coltello per noi. No. Le pubblicità dovrebbero contenere immagini cruente di macelli, mucche infilzate tra gli occhi, rotaie infinite con polli morti, stalle con scrofe e maiali su reti d’acciaio. […] Lo slogan potrebbe essere “Carne, non bella, ma buona”».





In discussione vi è una realtà che, a prescindere da piaceri e opinioni, è già un concreto rischio ambientale.
L’industria della carne produce il 14% delle emissioni globali di gas serra, più dell’intero settore dei trasporti. La produzione di carne associata agli allevamenti intensivi sgretola l’ecosistema, distrugge irrefrenabile ettari ed ettari di foreste e boschi. È il wwf a segnalare un altro numero spaventoso: circa l’80% del disboscamento della foresta amazzonica è dovuto agli allevamenti di bovini.
Se dunque, l’allevamento a scopo alimentare produce tali risultati, i Paesi Bassi compiono un passo politico, sicuramente sgradevole per imprese e lavoratori del settore, ma altrettanto certamente coerente nel contesto del necessario stravolgimento che la crisi climatica impone. Superate le iniziali antipatie, questo potrebbe, nella migliore delle prospettive, divenire un modello per l’intera nazione, o persino, nell’utopia, per tutti i paesi dell’UE.

Ma, esiste un nesso tra consumo di carne e mascolinità tossica?

Le fiamme di Sandrine Rousseau sembrano possedere una miccia reale.
Bere latte di soia e mangiare tofu rende l’uomo effeminato e debole, questa la conclusione dello youtuber britannico Paul Joseph Watson. Per l’estrema destra di cui fa parte l’influencer, il “vero uomo” bianco ed eterosessuale non può, non deve, smettere di mangiare carne. Una dieta vegetariana, se non vegana, ne abbasserebbe il livello di testosterone, ne opprimerebbe la virilità.

Watson e l’estremismo non sono però inventori rivoluzionari.
Da sempre la figura del cacciatore è maschile, simbolo di quella mascolinità forte che nutre il sistema patriarcale. Ancora oggi, la disponibilità di carne e il suo bisogno, sono emblema anche di un preciso status sociale. Vegetali e cereali alle ultime classi del mondo.  Le parole di Clémentine Autain, in sostegno dell’alleata di opposizione chiariscono:

“La sociologia ci spiega che c’è una differenza molto forte tra i sessi in relazione alla carne: le donne mangiano due volte meno carne rossa rispetto agli uomini, c’è quindi una differenza fra i sessi nel modo in cui consumiamo carne. E le persone che decidono di diventare vegetariane sono in maggioranza donne. Se vogliamo andare verso l’eguaglianza, bisogna combattere il virilismo”.

Uno studio del 2019, nei dati sorregge il discorso di Autain, questo evidenzia infatti come negli Stati Uniti gli uomini siano i maggiori consumatori di carne rossa e di carni lavorate. Gli stessi sostengono che questa rappresenti una priorità, sulla base di una semplice convinzione: è dimostrazione di virilità.

Mangiare carne è una scelta. Oggi lo sappiamo, più politica che mai.

Quel che mastichiamo sintetizza una specifica ideologia. Restano dunque, nella libertà, da metabolizzare le conseguenze.

Attenzione alla mascolinità, elevato è il rischio indigestione.

 

Giorgia Zazzeroni

 

 

 

 

 

 

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