Emancipazione femminile: le sue differenze intercontinentali

Come riuscire ad orientarsi fra due importanti fatti successi nell’ultimo mese. Una riflessione che sta fra le donne combattenti curde e il caso Weinstein.

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C’è un filo conduttore che, solo per questi giorni, unisce Hollywood e Raqqa: i discorsi sull’emancipazione femminile. Questa però non deve essere una discussione senza un punto di vista reale. Qualcosa che parli di etica e lo faccia con toni moralistici, così che ci si possa rifugiare dietro i muri del non luogo e del non tempo. Tra Raqqa e Hollywood quindi non ci sono solo le donne. Ci sono l’Europa e l’Italia. Sarà proprio questo il punto di vista dal quale partiremo.

E, non appena partiti, siamo già di fronte ad uno squilibrio. Perché almeno in Italia uno dei due fatti ha avuto maggiore risonanza dell’altro. Più tardi cercheremo di capire il motivo di tale scompenso. Adesso preoccupiamoci di risolverlo.

La situazione mediorientale

Raqqa, le donne battono l’Isis. Quando l’emancipazione passa anche attraverso un fucile

Raqqa, la città roccaforte dell’Isis, è stata liberata dalle Forze Democratiche Siriane dopo un conflitto durato quattro mesi. Il contributo maggiore, a questa vittoria storica, è stato dato dalle donne curde del Ypj.

Fonte: lapresse.it

La liberazione della città dove è nato e si è consolidato militarmente lo Stato Islamico, ha visto le donne protagoniste nella conquista della loro emancipazione e ciò conferisce un doppio valore a quello che è avvenuto negli ultimi giorni: l’Isis è stato battuto dalle sue stesse “vittime”, da chi ha cercato di spersonalizzare tanto da confinarle nel ruolo di moglie e madre e da chi le ha ridotte in schiavitù, soprattutto sessuale.

Infatti le politiche promosse da Erdogan e l’ideologia fondante dell’Isis confinano la donna in una dimensione esclusivamente familiare. Qualunque altro ruolo, qualunque altra aspirazione non è neanche presa in considerazione. Per questi motivi e per la visione patriarcale promossa all’interno della società, la decisione delle donne curde di partecipare in prima persona alla liberazione è un atto più che rivoluzionario.




Una “liberazione” avviata dapprima politicamente, con l’aumento della rappresentanza femminile, e subito dopo avviata attraverso l’istruzione. L’aumento del numero delle ragazze nelle scuola, in concreto, ha significato dare consapevolezza alle alunne dell’isolamento in cui hanno vissuto le loro madri e nonne. Non avere un titolo infatti non ha permesso di comprendere appieno quello che succedeva nel loro paese e nel resto del modo. Ma soprattutto senza un titolo, il mondo del lavoro per loro è sempre rimasto chiuso.

Queste sono state le condizioni con cui è stata realizzata una sorta di separazione automatica tra la dimensione familiare, tradizionale e il mondo esterno che per la mentalità patriarcale è rappresentato dall’Occidente.

Una marginalizzazione da sempre favorita dalle politiche dell’Akp e da Erdogan che non considera le donne come “esseri dotati di autonomia” ma come strumenti per supportare le politiche demografiche tanto da arrivare a chiedere di partorire “minimo” tre figli.

Queste politiche conservatrici hanno causato l’aumento degli episodi di violenza contro le donne e la “normalizzazione” della violenza di genere.

Paradossalmente, la conquista dei diritti e dell’emancipazione per queste donne è stata possibile solo attraverso la violenza. Ma devono ancora vincere una sfida che avverrà solo nel lungo tempo e senza il prevalere di estremismi: la parità tra sessi.

 

Nel frattempo a Hollywood

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Continua ad aumentare la schiera dei pentiti che nonostante sapessero cosa stesse succedendo continuavano a tacere. È il caso del regista Quentin Tarantino che ha ammesso di essere al corrente da decenni, riguardo alle accuse legate al produttore Harvey Weinstein.

Tarantino ha dichiarato: “Sapevo abbastanza da fare di più di ciò che ho fatto. Non erano cose riferite. Sapevo di almeno un paio di questi episodi direttamente. Avrei voluto prendermi la responsabilità di quanto avevo saputo e se lo avessi fatto avrei dovuto smettere di lavorare con lui“. Infondo, in questa sfera, è anche una questione di prezzo, anche se impossibile da quantificare materialmente. A conferma di ciò pare che una delle tante donne molestate dal produttore sia Mira Sorvino, fidanzata con il regista di Kill Bill proprio nel periodo nel quale ella subiva le angherie di Weinstein.

Le molestie ai danni di Mira Sorvino hanno avuto fine, così come la sua carriera, quando l’attrice suggellò il suo fidanzamento con Tarantino e rifiutò di cedere ai soprusi.




Tra le numerosissime denunce ai danni del produttore ci sono anche quella per stupro avanzata da Rose Mcgowan e quella dell’attrice Lupita Nyong’o, premio oscar per il film 12 Anni Schiavo. A dare man forte alle donne vittime di molestie c’è anche Phumzile Mlambo-Ngcuka, sottosegretario generale dell’ONU e direttrice esecutiva di UN Women che ha detto: “Quel che adesso vediamo, mentre le donne costruiscono e rafforzano i racconti reciproci, e mentre anche uomini si uniscono a loro riconoscendo il loro ruolo, è la conferma dell’importanza di alzare la voce”.

Infine, in relazione all’hashtag #MeToo, nato in seno a questa vicenda e utilizzato da oltre un milione di donne, il sottosegretario ha rinnovato l’invito a mettere da parte l’indifferenza alle violenze.

Ancora un attimo di attenzione

Ebbene, cosa unisce e divide le due vicende che solo apparentemente non hanno punti di contatto? Pare che a questo punto si possa parlare di un tentativo di emancipazione femminile in entrambi i casi. Uno attraverso la violenza istituzionalizzata della guerra, l’altro tramite la denuncia verbale. In entrambi i casi tuttavia si tratta di un tentativo di emancipazione sofferto e non abbastanza glorificato.

 

La vittoria delle donne curde viene soltanto accennata dalle agenzie di informazione, liquidata con qualche contenuto multimediale, senza che si faccia cenno alcuno a fatti storici e antropologici chiave che possano aiutare a comprendere la grandezza (e la pericolosità) della loro impresa.

Nel caso di Hollywood si colpevolizzano le vittime. Non soltanto. Anche qui ci troviamo di fronte ad una manovra volta a fare sgonfiare il polverone. Come? Fornendo un capro espiatorio. È stato Harvey Weinstein, una persona fisica, dotata di sostanza e forma e, perciò, in qualche modo definita da confini ben precisi.

 

Come se si tentasse di soffocare qualcuno col cuscino.

È ovvio che sugli scandali di Hollywood si sia parlato di più e più spesso in casa nostra, semplicemente perché siamo vicini a questo tipo di dinamiche, piuttosto che a quelle della guerriglia urbana. Ciò che però non va mai dimenticato è di non abbassare la guardia. Le violenze, di tutti e su tutti i generi, non hanno nomi, né tantomeno confini. Chi tace su questi argomenti, tace se stesso, chi colpevolizza le donne, colpevolizza se stesso.

 

 

Dorotea di Grazia, Giorgio Russo

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