Fiera internazionale della Musica: Intervista a Verdiano Vera

Il FIM: Salone della formazione e dell’innovazione musicale approda a Milano, per formare il pubblico del futuro

Due giorni all’insegna della ricerca, della formazione e dei nuovi linguaggi del mercato musicale. Ce ne parla il direttore del coordinamento generale Verdiano Vera

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Da Genova a Milano, il lavoro di transizione dev’esser stato lungo. Quali sono le differenze principali?

Il FIM è sempre stato una fiera in evoluzione e un laboratorio di musica fin dal primo anno, fin dal 2013, anno della sua nascita ad Albenga, per poi spostarsi a Genova, Erba e approdare a Milano. Persino il nome ha subito delle variazioni nel tempo: all’inizio era “Fiera internazionale della musica”. Quest’anno si è concretizzato quello che era il progetto iniziale, ossia “Salone della formazione e innovazione musicale”. Si tratta di un grande progetto per la musica, il mercato musicale e tutti gli operatori del settore, dato anche dal fatto che nel tempo abbiamo capito le esigenze dei musicisti in Italia. Abbiamo analizzato la situazione del mercato e la necessità di partire “dal basso” per ricostruire il mercato, la costruzione degli strumenti e l’intera filiera del settore musicale. Da qui è nata la necessità per la FIM di andare nella direzione dell’innovazione e della formazione musicale; in altre parole ricerca, futuro e conoscenza.

Obiettivo di FIM è  la ricerca, la formazione e l’innovazione della cultura musicale. In questi anni quanto è cambiata la percezione delle persone in rapporto, non solo ai nuovi modelli, ma anche alla crescita del linguaggio musicale in Italia?

La musica e il mercato sono in continua evoluzione, anche in rapporto alla qualità della vita. Ogni genere musicale diventa un riferimento per un determinato target; per cui i giovani ascoltano prevalentemente Hip hop e Rap, mentre quelli più grandi sono più legati al Rock o al Pop degli anni ’80 e ’90. In questo quadro vi è la musica classica che non morirà mai, perché è la base di ogni stile. C’è da dire che in Italia vanno molto bene quasi tutti i generi, ma esistono differenze in base alla geografia del territorio; nel nord dell’Italia vi è una maggiore diffusione di Heavy metal, Hard rock e musica classica, mentre al sud si privilegia il folk e la musica popolare.

Il salone del FIM ha sempre mantenuto l’obiettivo di riunire tutti i generi musicali, grazie a un modello inclusivo che si allarga alle varie attività: distributori, produttori, costruttori di strumenti musicali, editoria e marketing.





L’idea di “un mondo in cui la gioia di fare musica sia un elemento prezioso della vita quotidiana di tutti” è forse la nostra unica salvezza. FIM punta molto sulle nuove e future generazioni!

Questo è uno degli obiettivi principali del salone per la formazione e innovazione musicale: formare il pubblico del futuro. Il nostro investimento è rivolto ai giovani studenti dei conservatori, delle accademie, delle scuole medie e dei licei musicali. Quest’anno, infatti, avremo ragazzi provenienti da tutta Italia, che parteciperanno a una serie di laboratori, all’interno di Piazza città di Lombardia, organizzati dall’Università di Milano, dal Politecnico, dal Conservatorio, Steinberg e molti partner importanti. L’obiettivo è far avvicinare i ragazzi a tutto ciò che ruota intorno al mondo della musica; i professionisti, gli operatori musicali e far capire loro il vero valore della musica.

Come saranno articolate le giornate?

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Si parte con una serata inaugurale, a ingresso libero, il 15 maggio, dedicata all’innovazione musicale, all’interno dell’Auditorium Testori. Il 16 e 17 maggio, in Piazza città di Lombardia, partirà l’esposizione, grazie al contributo dei tanti media partner, delle diverse aziende e dei vari enti accademici. Molte saranno le iniziative, tra workshop, seminari ed esibizioni live, organizzate dalle varie realtà musicali, per presentare le proprie novità. Vi saranno anche delle situazioni organizzate da noi, come il programma Casa FIM, in onda su MusicOn tv che è da sempre la televisione di FIM. Si tratta di un Panel Tv prodotto da Maia, e condotto da Jocelyn Hattab, Giulia Iannello e Piero Chianura, ricco d’incontri tra i professionisti della musica, che saranno inframezzati da “pocket concert” ovvero esibizioni in unplugged e in acustico. Un’altra iniziativa è FIM social; uno studio di registrazione di vetro, situato al centro di Piazza città di Lombardia, nel quale gli artisti potranno esibirsi, in base a un programma già strutturato, con la possibilità di essere visti dal pubblico all’esterno e trasmessi in diretta su Facebook e sugli altri social network.




Il programma, per le aziende così come per le esibizioni degli artisti emergenti è già completa, oppure ci sono ancora posti disponibili?

 Sia per quanto riguarda le aziende o le start up, che hanno delle proposte innovative da esporre, è possibile ancora fare domanda di partecipazione. Per gli artisti emergenti c’è ancora qualche spazio disponibile, purché sia legato all’esposizione di un’azienda o un piano promozionale da parte di un’etichetta.

L’importante è avere un progetto nuovo da proporre.

Un altro concetto importante della FIM è la consapevolezza, da parte del mercato musicale, del proprio pubblico e del valore di ciò che ascolta. L’evoluzione digitale della cosiddetta “musica liquida” ha assorbito tutto il settore, diventando un interlocutore indispensabile. Perché gran parte del mercato sembra rivolto totalmente a modelli completamente strutturati secondo una precisa strategia di marketing, esautorando ogni minima forma di linguaggio musicale, e soprattutto imponendo la figura del musicista “a progetto” transitorio e interscambiabile?

C’è da fare una grossa distinzione tra il musicista o il cantante che si avvicina alla musica tramite i canali dell’intrattenimento televisivo e l’artista che si muove in maniera indipendente, approcciandosi alla professione artistica, tramite i concerti e la produzione discografica e creando anche un suo piccolo pubblico. Nel primo caso il riferimento va ai Talent show, nel quale il successo può essere immediato e continuare, ma può bruciarsi altrettanto velocemente. Nel secondo caso si parla di un percorso professionale più duraturo, dove il musicista, pur non diventando ricco e famoso, riesce a costruirsi una carriera. Esistono tantissimi ragazzi che riescono a fare della musica una professione, tramite live, dischi e collaborazioni, senza appoggiarsi a una realtà televisiva. Ormai le case discografiche non svolgono il ruolo d’investimento, produzione e distribuzione del musicista, come negli anni ’80 e ’90; la loro funzione è più di supporto nella promozione e distribuzione digitale. Non ci sono più i guadagni di una volta, perciò gli artisti si sono adeguati alla realtà vigente; è il caso dei nuovi generi musicali, come l’Hip hop dove i personaggi vanno avanti da soli, creandosi una propria cerchia di pubblico, soprattutto tramite i social. Anche i generi di nicchia, come il Progressive italiano, godono di ascoltatori appassionati, che pur non raggiungendo numeri importanti, mantengono una certa fedeltà e portano avanti un percorso che ha il suo ruolo all’interno del mercato.

Fausto Bisantis

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