Geroglifici, Champollion e la scoperta che ha cambiato la storia

Dalla Stele di Rosetta all'alfabeto geroglifico

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Piramidi, faraoni, cultura, ricchezza, antichi misteri, in una parola: Egitto. Niente di tutto questo però avrebbe avuto lo stesso valore storico senza la scoperta che ha permesso di conoscere e interpretare le testimonianze lasciate dal meraviglioso popolo degli antichi egizi. Decifrare i geroglifici è stata la chiave che ha spalancato le porte della terra del Nilo, che dal 3500 a.C ha visto fiorire una delle civiltà più fiorenti della storia.

La stele di Rosetta

Ogni grande scoperta, prima di essere attuata, ha bisogno degli ingredienti base. Nel caso dei geroglifici, alla base di tutto è il ritrovamento nel 1799 della Stele di Rosetta. Il manufatto (una stele in grandorite) riporta un’ iscrizione in tre scritture differenti: demotico, greco, e proprio in geroglifico. Il testo riguarda un decreto risalente al 196 a.C. dedicato al faraone Tolomeo V Epifane. Il ritrovamento permise di iniziare ad approfondire gli studi sulla antica grafia. 

I primi passi verso la risoluzione dell’enigma

Il lavoro di interpretazione partì dal testo in greco antico, poiché al tempo era la lingua  maggiormente nota agli studiosi. Delle prime traduzioni dell’incisione vennero presentata da Stephen Weston e  Hubert-Pascal Ameilhon. Nelle sue parti mancanti venne poi completata da Richard Porson, iniziando ad essere diffusa tra i principali accademici. Contemporaneamente, lo svedese Johan David Akerblad iniziò a lavorare sul testo in demotico, coinvolgendo nel suo lavoro il Francese  Antoine – Isaac Silvestre de Sacy. Proprio questi studi portarono a tradurre i primi nomi propri presenti nell’incisione, Silvestre de Sachy inoltre intuì che fosse necessaria un’analisi più approfondita sui caratteri fonetici.

Thomas Young, ministro dell’esteri della Royal Society di Londra, seguì il suggerimento, arrivando a individuare alcuni caratteri fonetici, notando una forte somiglianza con il testo demotico che prima era passata inosservata. Individuò che la scrittura demotica era solo in parte fonetica, e che fossero presenti caratteri ideografici vicini a quelli geroglifici. Fu il primo spiraglio verso la soluzione

Jean – Francois Champollion

Per una grande scoperta, oltre alla materia prima, serve anche una mente geniale. A risolvere definitivamente l’enigma dei geroglifici fu un docente di Grenoble, Jean – Francois Champollion. Lo studioso, appassionato di Egitto, iniziò una corrispondenza con Tomas Young, venendo così introdotto ai lavori sulla traduzione della Stele. Champollion partì dal lavoro di William Bankes ( che riconobbe i nomi di Tolomeo e Cleopatra in greco e in geroglifico su un obelisco a File). Il docente sfruttò poi le sue conoscenze della lingua demotica.

L’intuizione geniale

Champollion intuì che essendo nomi di sovrani dovessero essere pronunciati allo stesso modo. Iniziò a ricostruire la fonetica del nome Cleopatra e di tutti i nomi stranieri presenti sull’incisione, arrivando a costruire un vero e proprio alfabeto di caratteri fonetici geroglifici. Fu la chiave che permise di arrivare a decifrare la scrittura e a creare un primo alfabeto. In poco tempo Champollion arriva alla creazione di un vero e proprio dizionario.

L’inizio di un nuovo mondo

Il 27 Settembre 1822, di fronte all’Accademia reale, legge la Lettre a M. Dacier,  la corrispondenza inviata da Champollion a Bon-Joseph Dacier, segretario francese dell’Académie des Inscriptions et Belles-Lettres, per comunicare l’alfabeto fonetico egiziano scoperto dallo studioso. Fu l’inizio di una nuova disciplina, l’Egittologia. Ma ancora di più fu un giorno che cambiò per sempre il corso della storia. Le meravigliose iscrizioni trovate su papiri, pareti, oggetti, non sono più un completo enigma, ma storie, leggende, racconti che non smettono di affascinare.

Beatrice Canzedda

 

 

 

 

 

 

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