Guerra Yemen. Italia vende armi per 8,7 mld di euro

Dall'Italia, durante tutto il 2016, sono partite armi per la coalizione araba dell'Arabia Saudita, che combatte in Yemen.

Fonti: Blasting News
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Guerra Yemen
L’Italia, durante tutto il 2016, ha venduto o ha solo fatto da base logistica per armi inviate all’Arabia Saudita (nazione confinante a nord con lo Yemen), che guida la colazione araba nella guerra contro lo Yemen.

Una interrogazione del Parlamento Italiano ha fatto luce sulla partenza di armi, bombe per la precisione, alla volta dell’Arabia Saudita.

Il governo Gentiloni, a luglio 2017, afferma che queste armi sono tedesche e che “transitano soltanto” in Italia.

La guerra dello Yemen è un conflitto che perdura dal settembre del 2014.

Durante i primi dieci anni del 2000 c’erano state numerose divergenze tra il governo centrale yemenita e i ribelli sunniti Houthi, sostenuti dall’Iran.

Il conflitto aperto si scatenò quando il governo smise di dare i sussidi per il carburante, sotto le pressioni del fondo monetario internazionale: con la guida dei ribelli sunniti, gli Houthi, tutto il popolo si ribellò. Le repressioni governative furono sanguinose, e, nel settembre 2014, i ribelli Houthi conquistarono gran parte della capitale Saa’na.
Il Presidente Hadi viene messo agli arresti domiciliari.

Nel febbraio 2015 il popolo manifesta per il ritiro degli Houthi.

Nel marzo 2015 i Paesi del golfo Arabo, guidati dall’Arabia Saudita, la più ricca Nazione araba, avviano una campagna militare contro gli Houthi, bloccando anche tutte le vie di rifornimento aeree e navali.

Dal marzo 2015 numerose tregue raramente rispettate e alcuni cessate il fuoco non hanno messo fine alla guerra.

La coalizione dell’Arabia Saudita contro i ribelli ha ripetutamente violato i Diritti Umani.
La coalizione fa infatti largo uso di raid aerei, e sono stati colpiti ospedali, mercati, aree popolate da civili; bombardato anche un magazzino di aiuti umanitari Oxfam.

L’Italia è uno fra i paesi occidentali che vende armi alla colazione del regno saudita.
Riferisce il governo Gentiloni nel luglio del 2017, cercando di scusarsi: «si tratta di bombe di produzione tedesca che partono dall’Italia».

Le armi partono dalla azienda tedesca domus novak, avente sede a Milano, e si stima che nel solo 2016 gli ordini siano stati pari a 8,7 miliardi di euro.

Gravissima l’implicazione dell’Italia, anche se come piattaforma di partenza: la legge 185 del 1990 afferma che l’Italia non può essere Nazione di transito, o esportatrice di armi destinate a eserciti o Paesi che non rispettano i diritti umani e le leggi internazionali.

La coalizione saudita fa largo uso degli ordigni su ospedali e civili, ha chiuso le vie navali e aeree e ha distrutto i campi coltivati.

La Fao ha dichiarato che in Yemen c’è la più grave crisi alimentare al mondo. Il motivo principale è proprio il blocco imposto da Ryahd.

Parlamento italiano al lavoro durante una giornata di consultazioni.
Fonti: mrfanweb

Il deputato Michele Nicoletti (Pd) afferma, probabilmente in difesa della propria maggioranza: «Mi spiace che si pensi che questa maggioranza sia insensibile alla questione all’elemento centrale della mozione, cioè la questione umanitaria. 17 milioni le persone che necessitano di aiuti alimentari, 7 delle quali in situazione di emergenza, 2 milioni e duecentomila bambini si trovano in stato di malnutrizione».
Il deputato del Pd termina: «gli altri Stati facciano la loro parte».

Al di là di questo dolente, ma tardivo intervento, sarebbe ora di applicare la norma 185 del 1990, la quale sancisce che l’Italia non può essere una Nazione esportatrice o di transito di armi destinate a Paesi o eserciti che violano i Diritti Umani e i Trattati Internazionali.

Il deputato Bruno Archi (Forza Italia), propone che il governo Gentiloni si faccia sentire alle Nazioni Unite «affinché il governo possa lavorare fino al 31 dicembre per lasciare il segno e lanciare un segnale forte alla Comunità Internazionale». Continua asserendo: «noi abbiamo tutto il diritto di intervenire perché abbiamo voce in capitolo e siamo un Paese fondatore».

L‘Italia ha un seggio permanente alle Nazioni Unite.
Essa può, e deve, come ribadisce Archi, fare sentire la propria voce.

Con questa mozione, la Procopio-Quartapelle non si pone un embargo, affinché l’italia non sia più paese di transito per le armi vendute all’Arabia Saudita.

Sarebbe infatti auspicabile, oltre che necessario, attuare l’embargo per vietare anche il solo transito di queste armi sul suolo italiano.

L’azienda tedesca che smercia le armi, nella fattispecie bombe, è la Domus Novak, con sede a Milano.

Il Governo di Gentiloni deve prendere atto della gravità della questione e agire di conseguenza, rispettando la legge 185 del 1990.

In questi mesi, oltre alla carestia provocata dall’uomo e ai raid aerei della coalizione araba, si stima che l’epidemia di colera abbia colpito 320.000 yemeniti.

Il silenzio dei giornali internazionali degli scorsi anni è stato in larga parte dovuto all’Arabia Saudita, che non permetteva a questi ultimi di entrare nello Yemen.

Le notizie arrivateci in questi anni sono state rese disponibili, grazie a inviati Onu, ai pochi giornalisti coraggiosi e temerari, i quali hanno messo a rischio la propria vita, e anche grazie agli sforzi finora inascoltati della popolazione dello Yemen.

Non dimentichiamoci che, al momento, ISIS, Daesh e Al-Qaeda imperversano nello Yemen.

Bambini yemeniti provati dalla guerra
Fonti: gds.it

Donne e bambini sono vittime di violenze nel Paese.

Marco Prestipino

 

 

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