In uscita la guida per diventare gay in cinque settimane

Il libro di Claudia Mauri spiega perché diventare gay sia possibile e come farlo

Diventare gay? Perché no! Il percorso di trasformazione del proprio orientamento sessuale, attraverso il passaggio in 182 lezioni da eterosessuale a omosessuale.

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L’occasione fa l’uomo gay e la donna lesbo? E’ possibile cambiare preferenze sessuali?

Questi sono gli enigmi principali a cui si rivolge il nuovo manuale di Claudia Mauri e che ha già dato modo di parlare di sé: Come diventare Gay in cinque settimane.

Il libro si pone l’obiettivo di rispondere in maniera trasversale al dibattito sul mondo omosessuale e sugli interrogativi di una parte della società che ancora si chiede; se e come sia possibile diventare gay.

Utilizzando un linguaggio a metà tra la narrativa e la psicologia dei modelli, la scrittrice cerca di analizzare, in maniera ironica e realista, come i gesti, i movimenti e lo stile possano essere guidati verso un progressivo  cambio di sessualità; non necessariamente fisico o genetico, ma soprattutto mentale.

Al centro della teoria vi sono due personaggi, Bruce e Diana, a fare da guida nel loro percorso di trasformazione consapevole. I due si trovano ad affrontare le tendenze e i gusti che li porteranno a scoprire la propria omosessualità, partendo dalle abitudini più consuetudinarie come la scelta del vestiario, per giungere al confronto con gli elementi più complessi della costruzione di un’identità, i quali decreteranno anche una serie di insuccessi.




Diventare gay per i due protagonisti diventa un vero percorso di formazione e apprendimento di 182 lezioni, basato su dettagli in un certo senso insoliti.

Imparare la lingua francese, andare a pattinare o imparare a scrivere al computer non solo con gli indici, si alternano a dubbi metafisici o solo personali come mettere in discussione l’esistenza del colore blu. 

Tutto questo avverrebbe nell’arco di cinque settimane e, considerando i sei giorni biblici impiegati per creare l’uomo, potremmo dire che il tempo a disposizione è tanto; ma ciò che lascia perplessi è che si pone l’accento sul rapporto tra omosessualità e moda.

Seguendo le gesta di Bruce e di Diana, dal cambio di guardaroba alla ricerca di un partner, fino al momento della dichiarazione alla famiglia, il discorso sembra volersi necessariamente incentrare su un aspetto: la necessità di diventare gay come risposta alla “patologica assenza di fantasia eterosessuale”.

Un teorema che susciterà inevitabili ripercussioni e accese polemiche dai detrattori del movimento LGBT, i quali difficilmente cercheranno di carpirne l’ironia o la poca sostanza del contenuto, non mancando di ritirare fuori dallo scrigno della moralità indotta, l’intero repertorio sul diritto della famiglia naturale e degli stili di vita alternativi come “espressione del demonio”.

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Claudia Mauri insomma cerca di spiegare come l’omosessualità non sia un fattore indotto, ma  neanche una mera questione di personalità; diventare gay non solo sarebbe possibile, ma addirittura dovrebbe essere il nuovo trend di riferimento.  Ma se il libro intende offrire uno strumento di acquisizione della consapevolezza della propria natura, forse non centra tanto l’obiettivo.

Il motivo è semplice: diventare gay significa mettere in discussione una serie di connotazioni biochimiche e genetiche le cui battaglie sono state difficili, quasi quanto l’emancipazione e la presa di coscienza sulla comunità internazionale. Inoltre sottolineare il fatto che essere gay voglia dire “apertura mentale”, vuole sostituire il pregiudizio di pochi con la pretestuosa superiorità di altri, ponendo la sessualità come massimo comune denominatore del genio e della creatività umana.

Altro fattore importante è il rischio di alimentare uno stereotipo sull’omosessualità, come identità legata a determinati fenomeni di costume e non alla propria natura sensibile.

C’è bisogno di analizzare in questo manuale, una forma istrionica di provocazione poco riuscita, perché difficilmente chi è gay e vive serenamente la propria vita sente il bisogno di identificarsi con un modello, ma soprattutto perché non ci sarebbe un motivo per chiedere a una donna o un uomo di diventare altro da se stessi.

Lanciamo un sondaggio: Cosa penserebbero due giganti omosessuali come Oscar Wilde e Freddy Mercury di questo?

 

 

 

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