Maria Edgarda Marcucci condannata a due anni di sorveglianza speciale per aver combattuto l’Isis

Kurdish YPG Fighters - Flickr
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Maria Edgarda Marcucci, per gli amici Eddi, nome di battaglia Shilan.
Il Tribunale di Torino l’ha riconosciuta come un soggetto socialmente pericoloso. Per tale ragione, nei prossimi due anni, subirà pesanti restrizioni alla sua libertà personale.

Nel 2018 la Marcucci, insieme ad altri compagni, combatte l’Isis in difesa del cantone di Afrin, situato all’estremo Nord della Siria.
Si arruola nello YPJ, l’Unità di Protezione delle Donne, sostenendo le Forze Democratiche. Partecipa alla rivoluzione in Rojava, dove si batte contro il fondamentalismo islamico e per il riconoscimento della libertà alla popolazione civile curda.





L’inchiesta

Dopo il rientro in Italia, a gennaio 2019 la procura di Torino avvia un’inchiesta contro Paolo Andolina, Fabrizio Maniero, Jacopo Bindi, Davide Grasso, e Maria Edgarda Marcucci. Tutti accumunati dalla stessa esperienza seppure maturata in periodi diversi.
Il Pm Emanuela Pedrotta, inizialmente, richiede che la sorveglianza speciale sia applicata a tutti e cinque. Alla base di tale provvedimento ci sarebbe l’addestramento ricevuto nel periodo di militanza in Siria e la loro conseguente pericolosità sociale.

Il 20 giugno 2019 il Tribunale di Torino respinge la richiesta di sorveglianza speciale nei confronti di Maniero e Grasso.
In questa occasione stabilisce in via di principio di non poter considerare “socialmente pericolosi”, in suolo italiano, coloro che hanno combattuto in Siria al fianco dei curdi. Nella stessa udienza, tuttavia, viene sospeso il giudizio nei confronti di Paolo Andolina, Jacopo Bindi e Maria Edgarda Marcucci per via del loro passato attivismo politico considerato sopra le righe.

Il processo

La vicenda giudiziaria giunge al termine il 16 dicembre 2019, giorno in cui il Tribunale di Torino decreta di aver 90 giorni di tempo per confermare o meno la pericolosità sociale dei tre Foreign Fighters. Durante l’udienza il Pm Emanuela Pedrotta afferma:

L’esperienza in Siria, qualunque significato ed importanza le si voglia attribuire, non può costituire una sorta di immunità per condotte antigiuridiche che si sono commesse prima e dopo in Italia. C’è la certezza e non solo la possibilità che queste tre persone si rendano responsabili di condotte pericolose.

Il responso del procedimento giunge il 17 marzo 2020, un giorno prima dell’anniversario della morte per mano dell’Isis di Lorenzo Orsetti, combattente fra le file dello Ypg. Il Tribunale proscioglie Andolina e Bindi e commina due anni di sorveglianza speciale esclusivamente a Maria Edgarda Marcucci.

La sorveglianza speciale

L’istituto della sorveglianza speciale è un lascito del codice Rocco e del periodo fascista. A quel tempo venne largamente impiegato per la lotta alla delinquenza. Ciò che attualmente rende questa misura di sicurezza preventiva “anomala” all’interno del nostro diritto penale è il fatto che venga meno il principio di colpevolezza. Infatti, ad oggi, dovrebbe essere ritenuto colpevole e dunque punibile solo colui che commette un reato.

La sorveglianza speciale invece si basa sul giudizio preventivo (dunque discrezionale) effettuato su di un soggetto ritenuto pericoloso socialmente.
In altre parole, seppure tale soggetto non abbia commesso alcun reato o non possa ritenersi punibile per una determinata condotta, il giudice è autorizzato a ricostruire il quadro della personalità del soggetto in questione, effettuando un giudizio intuitivo e formulando una prognosi criminale basata su di un calcolo di probabilità che egli possa commettere in futuro delle azioni pericolose.
In particolare, l’art. 203 del c.p. recita:

Agli effetti della legge penale, è socialmente pericolosa la persona che, anche se non imputabile o non punibile …  è probabile che commetta nuovi fatti preveduti dalla legge come reati.

Le motivazioni del Tribunale

Le motivazioni che sottendono la decisione del Tribunale, oltre ad essere scollegate con l’esperienza siriana della Marcucci, risultano essere eventi non appurati attraverso un processo.
In particolare nel dispositivo della sentenza si legge:”gli atti sono stati commessi dopo l’inizio della trattazione del presente procedimento, la cui pendenza dunque non ha avuto alcun significativo effetto deterrente sulla condotta della preposta. Dal quadro tratteggiato si evince la dedizione di Marcucci Edgarda, nonostante la giovane età (ndr, 28 anni) alla commissione di reati” che la rendono dunque un individuo portato alla pericolosità sociale.  Gli atti oggetto della sentenza sono i seguenti:

– la resistenza ad una carica di polizia durante il corteo del Primo Maggio (Torino – 2019);

– la partecipazione ad un presidio di solidarietà di fronte ad un locale torinese per richiedere che venisse pagato il cuoco che non percepiva stipendio da mesi;

– l’aver presenziato in qualità di attivista No-Tav, a Luglio 2019, in una zona della Val di Susa interdetta da un’ordinanza del sindaco;

– essersi introdotta all’interno degli edifici della Camera di Commercio di Torino, insieme ad altri 13 attivisti, per protestare contro la fornitura italiana di armi alla Turchia (Aerospace & Defense Meetings).

Una sentenza politica

Qualunque significato ed importanza si voglia attribuire a queste condotte antigiuridiche, riprendendo le parole del Pubblico Ministero, ci si chiede come sia possibile stravolgere in tal modo i presupposti processuali.  Distorcerli fino al punto di perderli durante il tragitto e cambiarli in corso d’opera. L’applicazione della sorveglianza speciale, in questo caso, è evidente che non abbia nulla a che vedere con la pericolosità sociale della Marcucci, piuttosto sembra abbia a che fare con la sua scomodità di persona politicamente troppo attiva.

A tal proposito, ringraziamo il Professor Gianfranco Ragona, docente di storia delle dottrine politiche dell’Università di Torino, al quale abbiamo voluto porre due quesiti.

Professor Ragona, questa sentenza può ritenersi politica?

Io non sono un giurista e non ho avuto modo di leggere il dispositivo finale. Certo, dalle ricostruzioni di
stampa e da quanto avevo potuto appurare in precedenza, è difficile negare che si tratti di un
provvedimento di carattere eminentemente politico.

Mi spiego: a Marcucci non è stato contestato alcun reato; non c’è stato conseguentemente un processo; mi risulta inoltre che sia del tutto incensurata. Cosa motiva dunque una decisione che la priva di alcuni dei diritti fondamentali?

In origine, sembrava che il pubblico ministero ritenesse che potesse compiere reati per il fatto di aver combattuto il terrorismo dell’Isis in Rojava. Ma si tratta evidentemente di un assurdo logico, e non può essere questa la ragione di un provvedimento tanto grave e mi permetto di aggiungere crudele.

Quindi, non rimane che una strada: Marcucci viene privata di una parte consistente della libertà personale, perché durante il lungo periodo in cui era minacciata della sorveglianza speciale avrebbe partecipato a pubbliche manifestazioni di protesta (per altro in un caso in difesa di un lavoratore non pagato e in un altro per sollecitare una presa di posizione dello Stato contro l’orribile aggressione turca contro il Rojava, che per inciso ha portato a un rafforzamento esiziale delle forze legate all’Isis).

Io ho l’impressione che si tratti di precedente molto grave: si sottopone a sorveglianza speciale una persona per le sue idee politiche, per il suo impegno nella società, per aver manifestato il proprio dissenso nei confronti di un imprenditore scorretto e di una strategia di politica estera del governo.

Il messaggio è chiaro: lo Stato, che qui si esprime attraverso uno dei suoi apparati più potenti, mette in discussione la libertà di dissenso, una libertà decisiva per valutare la democraticità di un regime politico, come confermerebbe qualsiasi politologo. Di questo dovremmo preoccuparci tutti, al di là del caso specifico: il fatto stesso che nel nostro ordinamento sia ancora presente l’istituto della “sorveglianza speciale” è di per sé uno scandalo; poi che venga anche applicato in questo modo è particolarmente grave.

L’applicazione della sorveglianza speciale alla Marcucci può significare che in Italia chi lotta contro il terrorismo viene considerato a sua volta un terrorista?

A dire il vero, qui non si tratta di considerare terrorista chi ha combattuto il terrorismo: sarebbe
francamente troppo. Eppure rimane qualcosa di inquietante nel provvedimento, che forse non a caso viene
dal Tribunale di Torino, distintosi spesso per aver usato le maniere forti nei confronti di esponenti del
movimento No-Tav per esempio.

Il caso dei condannati per i fatti del marzo 2012, tra loro Nicoletta Dosio, ora in carcere per quel blocco stradale svoltosi senza violenza alcuna, senza scontri, senza feriti, è sotto gli occhi di tutti.
Negli ultimi decenni, in Italia, anche a causa di una lunga fase politica caratterizzata dalla demagogia, si è
spesso criticata la magistratura in modo strumentale. Per reazione, è sorta l’idea che essa non dovrebbe
mai essere criticata. Ma la critica è alla base del garantismo, e di ogni autentica democrazia.

Quindi, lo ribadisco, io ritengo che questa decisione di imporre la sorveglianza speciale a Maria Edgarda Marcucci sia un fatto grave. Con un paradosso. Dicevo prima di una decisione finanche crudele, e mi riferivo implicitamente a quelle “inutili” crudeltà di cui parla Machiavelli nel suo capolavoro: Il principe. E qui il pubblico ministero o il giudice non contano più nulla. Atti del genere finiscono col rendere palese la crisi intellettuale e morale di una intera classe dirigente, che a dispetto della perdita di legittimità che evidentemente la colpisce, gonfia i muscoli, ma così facendo mette in bella mostra la propria inconsistenza.

 

Arianna Folgarelli

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