Squid Game: perché la censura non è la soluzione

Torniamo a parlare di Squid Game, la serie tv che sta spopolando su Netflix e che, molto probabilmente, se non l’avete ancora vista l’avrete sicuramente sentita nominare. Prima di parlare di censura tracciamo una breve panoramica sulla serie per chiarire il contesto mediatico che le si è creato attorno.

Cos’è Squid Game

Per tutti coloro che ancora non sanno di cosa stiamo parlando, Squid Game, in italiano il gioco del calamaro, è una serie televisiva coreana, che dal 17 settembre è stata distribuita in tutto il mondo tramite Netflix. La serie è costituita da nove episodi che raccontano la storia di un gruppo di persone accomunate da situazioni di estrema povertà. I personaggi partecipano a un gioco mortale con in palio 45,6 miliardi di won, pari a circa 33 milioni di euro.

In questo gioco i partecipanti devono affrontare una serie di prove in cui metteranno a rischio la propria vita. Queste consistono prevalentemente in giochi per bambini, come un, due, tre stella e il tiro alla fune. La serie presenta scene di estrema violenza e dà risalto al cinismo dei personaggi, disposti a tutto pur di vincere il montepremi, e uscire vivi dal gioco.

La serie fenomeno mediatico

Squid Game è diventata in pochissimo tempo un vero e proprio fenomeno mediatico, registrando l’esordio con più successo nella storia di Netflix con 142 milioni di visualizzazioni nelle prime quattro settimane dal lancio, superando altre celebri serie tv che hanno spopolato negli ultimi anni.

Squid Game, oltre ad aver determinato un incremento degli accessi a Netflix, sta continuando a suscitare polemiche e allarmismi, tra critiche e obiezioni. La notizia più recente riguarda tre scuole elementari del distretto di Fayetteville-Manlius, nello stato di New York, i cui presidi hanno deciso di vietare qualunque travestimento di halloween ispirato alla serie. La decisione è stata giustificata sulla base della volontà di non dare modo alla violenza messa in scena dalla serie sudcoreana di diffondersi tra gli alunni.

Il via alle polemiche

Anche in Italia le polemiche sono sfociate in vere e proprie prese di posizione, tant’è che si è arrivati a lanciare una petizione per bloccare la visione di Squid Game. A lanciare la petizione, presente su Change.org, è stata la Fondazione Carolina, la onlus dedicata a Carolina Picchio, prima vittima di cyberbullismo in italia. Molti genitori si sono rivolti alla fondazione preoccupati per la sorte dei propri figli. Inoltre già diverse scuole hanno dato l’allarme di casi di imitazione e violenze tra compagni.

Nel Salento, ad esempio, nell’istituto comprensivo Rina Durante di Melendugno, i bambini giocano durante l’intervallo emulando il meccanismo di Squid Game. La dirigente, Anna Rita Carati, si è mostrata preoccupata in merito a tali avvenimenti. Ha concordato con i docenti che la visione della serie non sia assolutamente adatta ai bambini tra i 3 e i 13 anni, età in cui rientrano gli alunni della scuola.

Perchè si parla di censura

Si parla di psicosi da Squid Game, e per questo motivo la censura viene presa in considerazione come risoluzione al problema. Ma, bloccare la possibilità di fruire di questa serie, può davvero considerarsi la soluzione? o si tratta di un inutile accanimento contro quella che è solo una facciata di un problema più ampio?

Netflix ha messo il divieto di visione ai minori di 14 anni e trasmette legalmente le puntate agli abbonati registrati sulla piattaforma. Questo dimostra come Squid Game non si voglia far passare per una serie tv per bambini, o adatta a un pubblico di minori, e  la sua fama è arrivata anche ai più piccoli senza che la responsabilità riguardi in alcun modo i produttori o la piattaforma di streaming.

Per quanto le preoccupazioni dei genitori possano essere comprensibili, non lo è altrettanto la credenza diffusa che censurare la serie sia la soluzione adatta. Innanzitutto c’è da considerare che proprio recentemente, il 5 aprile 2021, il ministro della cultura Dario Franceschini ha firmato un decreto che abolisce definitivamente la censura cinematografica in Italia. Il decreto segue la ‘legge cinema’ del 2016, istituendo una nuova Commissione per la classificazione delle opere cinematografiche. Si potrà al massimo vietare la visione di certi film ai minori, ma non vietare che  escano al cinema o imporre tagli o modifiche considerevoli.

Un passo indietro

Tenendo conto dei recenti passi avanti per il mondo del cinema, pare assolutamente anacronistico parlare di censura riguardo una serie ormai celebre a livello mondiale. Si tratta di una tendenza contro corrente che porterebbe a fare enormi passi indietro. Sarebbe la dimostrazione del prevalere di una mentalità che mal si concilia con l’interesse riscontrato da Squid Game, e che riporterebbe in auge una visione di stampo conservatorio  oramai poco al passo con i tempi.

La Fondazione Carolina afferma di voler chiamare in causa Netflix al fine di dare risalto a una provocazione in realtà diretta alla presa di coscienza degli adulti. Quello che infatti sta passando in secondo piano è chiedersi come questi bambini abbiano potuto vedere la serie essendo vietata ai minori. Sicuramente i contenuti sono virali su tutte le piattaforme, ma può bastare come giustificazione? Probabilmente no, e la risposta alla domanda dovrebbe aprire lo spazio a riflessioni più profonde su quello che è il ruolo genitoriale in questa situazione.

Censura come escamotage

Il limite di età posto per la fruizione della serie è stato insufficiente e la censura viene valutata come unica soluzione possibile. Per questo motivo la polemica suscitata da Squid Game, e dalla violenza immotivata che sembra diffondere tra i più piccoli, più che un segnale preoccupante verso l’ennesima serie tv che inneggia all’aggressività, dovrebbe essere considerata un campanello d’allarme sul comportamento dei genitori, che non vogliono più assumersi il rischio educativo dei loro figli.

La trama di Squid game è diventato l’ennesimo pretesto dietro il quale i genitori disinformati preferiscono nascondersi. Si sceglie di mascherare l’ incapacità di tenere sotto controllo i propri figli con la paura che siano sopraffatti da contenuti negativi per la loro crescita.

Censurare Squid Game sarebbe un errore, anche perchè si tratterebbe di una soluzione momentanea. Infatti, in ogni caso, non si andrebbe a dare una protezione totale ai propri figli da tutte le altre possibili minacce alla loro innocenza. Se non si vuole tornare al Medioevo, quando le censure erano all’ordine del giorno, è forse necessario che i genitori si assumano le proprie responsabilità. Devono rendersi conto che purtroppo, anche a causa delle nuove tecnologie, i minori sono più esposti. Spetta a loro proteggerli da ciò che non conoscono e che, giustamente, non comprenderebbero.

Tenere i bambini fuori dal mondo non significa proteggerli. Al contrario può esserlo accompagnarli, controllarli, informarsi, e imparare a conoscere prima di loro le nuove realtà con le quali, inevitabilmente, andranno incontro.  Dando quindi per appurato che Squid Game non è una serie adatta a un pubblico di minori: censurare un prodotto di finzione, ben fatto, che presenta un contesto di denuncia sociale, dando spazio a problematiche reali e quanto più attuali, sarebbe sicuramente la mossa sbagliata.

Marta Chiara Buiatti

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