Tassista abusivo arrestato a Milano per violenza sessuale

Eseguita una condanna di custodia cautelare per il trentenne di origini albanese

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Un tassista abusivo è stato arrestato a Milano con l’accusa di violenza sessuale aggravata su due donne. L’ultimo episodio risale all’11 novembre scorso quando, fuori da una nota discoteca, convinse una giovane donna a salire nella sua Punto.




Il trentenne di origini albanese è accusato anche di un altro episodio di stupro avvenuto quest’estate. In entrambi i casi ha approfittato dello stato di stordimento dovuto all’alcool e alla stanchezza delle ragazze.

Come è stato possibile individuare il tassista abusivo: il cuore di stoffa

Gli investigatori della squadra mobile di Milano, dopo la denuncia dell’ultima vittima, hanno identificato i taxi abusivi. Le vittime avevano entrambe riconosciuto un piccolo particolare: un cuore di stoffa rosso appeso allo specchietto retrovisore. Particolare che viene fuori in un video registrato nel telefonino della vittima la sera della violenza. Grazie alle immagini del circuito di sorveglianza è stato poi possibile individuare la Punto del tassista abusivo. L’esame del Dna ha, infine, tolto ogni dubbio.




Il ragazzo ha precedenti per reati minori, che non riguardano la violenza carnale. Ma gli inquirenti, tuttavia, temono che si tratti di un “seriale”. Per questo motivo invitano a denunciare vicende simili a chiunque avesse un sospetto. Il procuratore aggiunto Maria Letizia Mannella in una conferenza stampa ha dichiarato:

È importante che donne vengano a conoscenza di quello che è successo ad altre donne, perché la conoscenza rappresenta la vera medicina per evitare altri episodi e perché le vittime denuncino

Questo tipo di reato, purtroppo, non sempre viene denunciato. Le vittime, infatti, molto spesso hanno ricordi confusi e, più di tutto, senso di colpa.




La vergogna in questi casi, gioca sempre a sfavore di eventuali denunce anche se le aggressioni sono sempre più frequenti. Se non si ha il coraggio di parlare occorrerebbe prendere misure cautelative, come ha proposto la giunta comunale di Cascina (PI) lo scorso settembre.

Elena Carletti

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