Torino: si è dimesso il capo di gabinetto di Chiara Appendino

Le intercettazioni risalgono a luglio del 2017 nell’ambito di un’indagine condotta dalla Guardia di finanza di Torino. L’inchiesta di Gtt (Gruppo Torinese Trasporti) per falso in bilancio prevedeva infatti che fossero posti sotto controllo i telefoni cellulari di Paolo Giordana, capo di gabinetto della sindaca Chiara Appendino e quello dell’amministratore delegato di Gtt, Walter Ceresa.




La vicenda

Giordana telefonò a Ceresa per metterlo a conoscenza che un suo amico era stato multato sul pullman. Si trattava di un verbale da 90 euro che, se pagato immediatamente sul bus, si sarebbe ridotto a 25 euro. Giordana ha formulato la sua richiesta, che ovviamente contemplava la rimozione della multa all’amico, presentando il fatto come “un increscioso evento” precisando che “Per carità, i controllori sono tanto bravi però un po’ troppo, come dire, quadrati”. Il 26 luglio (il giorno dopo) l’amministratore delegato di Gtt chiamò Giordana e gli disse “Paolo, tutto a posto quella cosa che mi hai detto […] non gli arriverà la multa

 

Le dimissioni

Poco prima delle 14 di oggi Chiara Appendino ha ricevuto le dimissioni di Giordana che dichiara: “Sono convinto della correttezza del mio operato e lo dimostrerò nelle sedi opportune. Mi preme, più che ogni altra cosa, tutelare la Città di Torino e l’Amministrazione”. La sindaca, accettando le dimissioni del capo di gabinetto si è detta “umanamente dispiaciuta per la persona”. La decisione di Giordana comunque è stata ponderata dopo la pubblicazione dei verbali riguardanti le intercettazioni. Questa mattina egli stesso era stato interrogato dai magistrati della Procura di Torino sulla questione del non inserimento del debito nei confronti di una società la Ream nel bilancio del Comune di Torino. Gli indagati per concorso in falso in atto pubblico, oltre Giordana, sono Chiara Appendino, l’assessore Sergio Rolando.

 

Dal Movimento 5 Stelle

Interviene sulla vicenda tutto lo stato maggiore del movimento. Per Grillo si tratta di “Una storia che appartiene al passato, una storia chiusa”. Più duri i toni di Alessandro di Battista che bolla la vicenda come inaccettabile senza rinunciare a tirare in ballo il Pd. Luigi Di Maio si sofferma un po’ di più dei suoi colleghi di partito. Egli dichiara “Noi in due ore facciamo dimettere chi si fa condonare una multa mentre al governo Renzi e Gentiloni fanno sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi, quella che chiedeva ad Unicredit di salvare la banca di suo padre”.

 

Fonte: Libero Quotidiano

Noi chi?

Di Maio rivendica dunque la linea intransigente che ha da sempre caratterizzato il Movimento 5 Stelle. Lo fa anche quando le sue dichiarazioni rischiano di confondere un po’ le carte in tavola, come in questo caso. Se Giordana ha rassegnato le sue dimissioni in seguito alla pubblicazione delle intercettazioni c’è da chiedersi a quale “Noi” il candidato premier pentastellato stia facendo riferimento.

Una spiegazione può venire l’atteggiamento della Appendino nelle prime ore di questa mattina, quando la sindaca etichettava tutta questa vicenda come macchina del fango. Si schierava quindi dalla parte del suo capo di gabinetto. Secondo fonti Repubblica <<Intorno a mezzogiorno è arrivato però un ultimatum da parte del Movimento alla sindaca: “O si dimette o chiediamo noi le dimissioni”>>.

 

 

Giorgio Russo

One thought

  1. Banca di suo padre ??? Tutta la famiglia aveva meno di 10.000 euro di azioni
    Come si fa ad avere una banca con 10.000 euro ? Se me lo dite domani me la compro .

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