New York ripristina il DACA: rimosse le restrizioni di Trump

Un giudice federale di New York ripristina il DACA: ha rimosso le regole dell’amministrazione Trump contro il programma per gli immigrati irregolari arrivati da bambini. Il giudice ha stabilito che le restrizioni sono state emesse in modo improprio.

Ora il DACA è di fatto nuovamente operativo e per la prima volta dal 2017 chi ne avrà bisogno potrà utilizzarlo.

New York ripristina il DACA: di cosa si tratta?

L’allora presidente Barack Obama introdusse il DACA, Deferred Action for Childhood Arrivals, nel 2012 perché il Congresso non riusciva ad approvare una legge sull’immigrazione chiamata DREAM Act.

L’espressione è l’acronimo di “Development, Relief, and Education for Alien Minors Act”, cioè “Legge per lo Sviluppo, il Sostegno e l’Istruzione dei Minorenni Stranieri”, ma è anche un riferimento all’American dream, il sogno americano.

I beneficiari del DACA sono i dreamers, i sognatori. Coloro a cui è permesso sognare.

A differenza del DREAM Act, il DACA non permette di avere la cittadinanza ma offre a queste persone – arrivate illegalmente da bambini – il diritto temporaneo di vivere, studiare e lavorare legalmente negli USA. Nessun precedente penale, nessun atto che leda la sicurezza, obbligatoria la frequenza a scuola. Sono queste le condizioni per far si che il diritto di permanenza si rinnovi di due anni in due anni.

In altre parole, si tratta del programma che proibisce di espellere gli immigrati irregolari che arrivano negli Stati Uniti da bambini, seguendo i propri genitori.

Oggi, il programma riguarda circa 800mila persone.




Trump e i tentativi (vani) di sciogliere il programma

Il 5 settembre 2017 l’amministrazione Trump aveva sciolto il programma privando circa 700 mila persone del proprio status.

Lo scorso giugno, la stessa amministrazione aveva tentato poi di annullare definitivamente il programma. Ma una sentenza della Corte Suprema aveva stabilito che, senza valide e dimostrate ragioni, il programma non potesse essere abolito. Non hanno mai dimostrato queste ragioni.

Dunque, la Corte Suprema stabilì che il primo tentativo dell’amministrazione Trump di porre fine al programma non seguiva la procedura corretta richiesta per l’elaborazione delle politiche federali.

Qui entrava in gioco Chad Wolf, Segretario per la sicurezza nazionale facente funzione, il quale decise di escludere dal programma tutti coloro che non ne avevano già fatto ricorso. Wolf emise nuove linee guida restringendo il programma ai candidati esistenti, i quali avrebbero ottenuto un rinnovo di un solo anno, anziché due. Chiusero così, di fatto, il programma a eventuali nuovi candidati.

New York ripristina il DACA

Tuttavia, qualcosa non tornava. E, dopo 3 anni, questi giovani hanno ottenuto giustizia.

Secondo il Tribunale di New York, nel momento in cui sono state diffuse le linee guida, Wolf non ricopriva legittimamente l’incarico di Segretario, in quanto l’assegnazione di tale incarico non aveva seguito l’iter previsto. E questo è abbastanza per rendere non valide le limitazioni allora apportate. 

Di qui, la sentenza di sabato scorso, emessa da un giudice federale di New York, ripristina il programma DACA, a funzionamento quasi completo. Il programma può quindi essere nuovamente operativo, a tutti gli effetti.

Ciò significa che, per la prima volta da settembre 2017, i nuovi candidati che in precedenza non erano idonei possono ora presentare domanda.

Karen Tumlin, direttrice dell’organizzazione Justice Action Center lo ha definito

“un giorno di speranza per molti giovani di questo Paese”.

Giulia Chiapperini

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