Schiavitù nelle carceri USA: abolita in quattro Stati

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Solo pochi giorni fa, quattro Stati americani hanno abolito la schiavitù come punizione per i carcerati.
Ma, in alcuni luoghi, è ancora una realtà

Referendum contro la schiavitù nelle carceri USA: i risultati

Lo scorso 8 novembre, durante le elezioni di midterm, in cinque Stati si sono svolti dei delicati referendum.
In Alabama, Tennessee, Oregon, Vermont e Louisiana, i cittadini si sono espressi in merito alla cancellazione della schiavitù nelle proprie Costituzioni.

Infatti anche se il giogo è stato abolito nel 1865 con la ratifica del Tredicesimo Emendamento, la legge prevede una “clausola d’eccezione“.

Né la schiavitù né la servitù involontaria, salvo che come punizione per il crimine di cui la parte deve essere stata debitamente condannata, deve esistere negli Stati Uniti o in qualsiasi luogo soggetto alla loro giurisdizione

Ciò permette, quindi, di sottoporre i detenuti a un regime di schiavitù.

In Alabama, Tennessee, Oregon, Vermont , gli elettori hanno scelto di abolire ogni eccezione che consenta la punizione, con l’obiettivo di evitare forme di abuso sui detenuti.
In Louisiana, invece, 6 elettori su 10 hanno votato per mantenere la schiavitù nelle carceri.
Secondo l’autore dell’emendamento, l’avvocato per i diritti civili Edmond Jordan, il testo di legge ha subito talmente tante attenuazioni da risultare, infine, inaccettabile. Tanto che, lo stesso Jordan, avrebbe chiesto agli elettori di respingere la proposta.

Il primo Stato ad abolire la schiavitù nelle carceri è stato il Colorado, nel 2018.
Hanno seguito, nel 2020, il Nebraska e lo Utah.
Ma sono ancora oltre un milione i detenuti che subiscono tale punizione.

Schiavitù nelle carceri USA: come funziona e perché non viene abolita

Oggi, negli Stati Uniti, 2  detenuti su 3 sono costretti a lavorare per pochi centesimi all’ora, o persino gratuitamente, spesso sotto ricatto.
In caso di rifiuto, ai prigionieri possono essere negate le telefonate o le visite dei propri cari, o possono essere sottoposti a isolamento.

Il 2,2% dei carcerati è impiegata nel settore agricolo. La maggior parte, invece, lavora per le carceri stesse o in subappalto per agenzie governative e aziende private, generando 2 miliardi di dollari l’anno in beni e 9 miliardi in servizi.
In altri casi,  grandi imprese come American Express, Apple e Fedex sfruttano la manodopera a basso costo dei carcerati.



Tale sistema, secondo gli esperti di diritti civili, è strettamente connesso a quello dell’aperta schiavitù degli afroamericani.

Nel Diciannovesimo secolo la scappatoia della “clausola di eccezione” portò a leggi repressive negli Stati Uniti meridionali.
Come i Black Codes, che consentivano alle autorità di incarcerare i neri per reati minori, come il vagabondaggio, e quindi costringerli a lavorare

Ma sono molte le ragioni che spingono gli elettori a mantenere la schiavitù nelle carceri USA.

Alcuni sostengono che pagare i prigionieri un salario adeguato sarebbe troppo costoso per il governo.
Certi pensano che una riforma complicherebbe la riabilitazione dei detenuti, impedendo loro di svolgere mansioni come il lavoro nelle biblioteche carcerarie, la pulizia delle celle e il bucato.
Altri, semplicemente, ritengono che i carcerati non meritino di essere pagati per il loro lavoro.

I sostenitori dell’abolizione, invece, sostengono che questo sia solo un primo passo per il rispetto dei diritti umani dei detenuti.

Armi, aborto e marijuana: i risultati dei referendum

Oltre ai referendum sulla schiavitù, gli elettori si sono recati a votare anche in relazione ad altri temi delicati.

In Arkansas, Maryland, Missouri, North Dakota e South Dakota, i cittadini si sono espressi sulla legalizzazione della marijuana a uso ricreativo.
Il referendum è passato solo in Maryland e Missouri, mentre il Colorado ha legalizzato il possesso e l’uso di funghi psichedelici per i cittadini sopra i 21 anni di età.

In Iowa, il 65% degli elettori ha votato a favore di un emendamento costituzionale che sancisce il diritto alle armi. Al contrario, in Oregon, i cittadini hanno richiesto leggi più stringenti sul possesso di armi da fuoco.

Gli abitanti di California, Michigan, Vermont, Kentucky e Montana sono stati interpellati sul diritto all’aborto.
Nei primi tre Stati, il diritto sarà inserito nella Costituzione statale. In Montana, invece, i cittadini hanno votato una legge che potrebbe imporre agli operatori sanitari di fornire assistenza medica ai bambini «nati vivi» dopo un aborto. Infine, in Kentucky, si discute un emendamento che potrebbe affermare esplicitamente che “l’aborto non è un diritto“.

Giulia Calvani

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