Denti e freddo: come gli odontoblasti influiscono sul dolore dentale

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Lo studio su denti e freddo é stato pubblicato su Science Advances.

L’ inverno e gli odontoblasti.

Denti e freddo, un’accoppiata spesso dolorosa. A detta dei ricercatori lo dobbiamo agli odontoblasti, le cellule che formano la dentina. Questo guscio sotto lo smalto racchiude la polpa dentale morbida contenente nervi e vasi sanguigni. “Abbiamo scoperto che gli odontoblasti, che supportano la forma del dente, sono anche responsabili del rilevamento del freddo”, afferma il primo autore Jochen Lennerz del Massachusetts General Hospital (MGH). “Questa ricerca spiega una nuova funzione di questa cellula, che è eccitante dal punto di vista della scienza di base. Ma ora sappiamo anche come interferire con questa funzione di rilevamento del freddo per inibire il dolore dentale”.



Dei denti e delle pene

Molte persone hanno sperimentato un intenso dolore da freddo quando hanno un  dente forato o  una cavità non trattata., Però i denti possono anche diventare molto sensibili al freddo a causa dell’erosione gengivale dovuta all’invecchiamento. Alcuni malati di cancro trattati con chemioterapie a base di platino mostrano un’estrema sensibilità al freddo in tutto il corpo. “Una brezza sul viso registra un dolore estremo ai denti, che può persino indurre alcuni pazienti a interrompere la terapia”, afferma Lennerz.

Denti e freddo: 1
Denti e freddo: L’illustrazione di questo artista descrive come, secoli fa, le persone credevano che i piccoli vermi che vivevano all’interno del dente causassero un dolore lancinante attraverso il loro alito freddo. La prova dei vermi dei denti è arrivata quando un dente infiammato è stato strappato e piccole strutture filamentose – i nervi e i vasi sanguigni – erano visibili all’interno della polpa e della dentina in disgregazione. I vermi dentali sono in realtà odontoblasti, cellule che formano lo strato di dentina del dente (credits: Copyright Katharina Zimmermann, MD, PhD)

Il dolore ai denti è stato notoriamente difficile da studiare. La durezza di un dente lo rende un tessuto difficile da sondare. Inoltre, indurre il dolore ai denti negli esseri umani richiede l’apertura del dente. Il team di ricercatori, quindi, ha condotto esperimenti su topi i cui molari sono stati perforati in anestesia. I topi con lesioni dentali manifestano dolore con il comportamento. Difatti bevono fino al 300% in più di acqua zuccherata rispetto ai loro compagni di cucciolata senza lesioni ai denti. In una ricerca precedente, il team di ricercatori aveva scoperto TRCP5, una proteina codificata dal gene TRCP5 che si esprime nei nervi in ​​molte parti del corpo. Ciò ha permesso ai ricercatori di concentrarsi su TRCP5 come mediatore del dolore causato dal freddo.

Terapia sui topi

Studiando topi geneticamente modificati che non avevano il gene TRCP5, i ricercatori hanno scoperto che quelli con denti feriti non manifestavano l’aumento del comportamento nel bere. Si comportavano  infatti come topi senza lesioni dentali. “Ora abbiamo la prova che il sensore di temperatura TRCP5 trasmette il freddo attraverso l’odontoblasto. Questo innesca il focus dei nervi, creando dolore e ipersensibilità al freddo”, afferma Lennerz. “Questa sensibilità sembrerebbe il modo in cui il corpo protegge un dente danneggiato da ulteriori lesioni”.



Dolore preventivo

In particolare, in risposta al freddo, la proteina TRCP5 apre canali nella membrana degli odontoblasti. Questo consente ad altre molecole, come il calcio, di entrare e interagire con la cellula. Se la polpa del dente è infiammata da una cavità profonda TRCP5 è sovrabbondante. Di conseguenza causa un aumento dei segnali elettrici nervosi dalla radice del dente e verso cervello. Qui viene percepito il dolore. Quando le gengive si ritirano per invecchiamento, i denti possono diventare ipersensibili perché gli odontoblasti percepiscono il freddo in una regione del dente appena esposta. “La maggior parte delle cellule e dei tessuti rallenta il proprio metabolismo col freddo, motivo per cui gli organi dei donatori vengono congelati”, afferma Lennerz. “Ma TRPC5 rende le cellule più attive al freddo”.

Dai topi ai Sapiens

Lennerz ha confermato la presenza della proteina TRPCS nei denti umani estratti,  un tour de force tecnico. “I nostri denti non sono fatti per tagli in strati ultrasottili pronti per l’esame al microscopio”. Lo dice Lennerz, che  ha dovuto decalcificare i denti e metterli in resina epossidica prima di tagliarli e identificare i canali TRPC5 negli odontoblasti. Il team di ricerca ha anche identificato un obiettivo farmacologico per ridurre al minimo la sensibilità dei denti al freddo. Per secoli l’olio di chiodi di garofano è stato usato come rimedio per il mal di denti. L’agente attivo nell’olio di chiodi di garofano è l’eugenolo, che blocca TRCP5.

I dentifrici contenenti eugenolo sono già sul mercato, ma i risultati di questo studio potrebbero portare ad applicazioni più potenti per il trattamento di denti ipersensibili al freddo. Inoltre, potrebbero esserci nuove applicazioni per l’eugenolo, come il trattamento sistematico dei pazienti per la sensibilità al freddo estrema dovuta a chemioterapia. “Sono entusiasta di vedere come altri ricercatori applicheranno i nostri risultati”, afferma Lennerz.



Daniele Tolu

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