Giardini galleggianti: l’ornamento diventa strumento di qualità per l’acqua

Lo studio sui giardini galleggianti è stato pubblicato su Geological Society of America.




Idilliaco e funzionale

Giardini galleggianti: primavera
Giardini galleggianti: la primavera (credits:Abigail Heath.)

Giardini galleggianti sull’acqua, riuscite a immaginare la bellezza? Bene, ora provate a immaginarne l’utilità. Perché queste piante sono nate con una funzione ornamentale, ma hanno fatto molto di più. La Illinois State University ha studiato il fenomeno scoprendo che queste coltivazioni galleggianti influiscono molto positivamente sulla qualità dell’acqua. Essenzialmente, parliamo di zattere costruite su una cornice in rete di plastica, avvolte in gusci di cocco e riempite di piante native del posto. Quando il giardino inizia a crescere le radici raggiungono l’acqua, attivando una crescita denominata idroponica. Sul fiume Chicago, la no-profit Urban River sviluppa una “Wild mile“, un giardino idroponico di circa un chilometro dove prima c’era solo un canale industriale.

La bellezza che salva

Giardini galleggianti: volo di drone sui dintorni del progetto (credits:Abigail Heath.)
Giardini galleggianti: volo di drone sui dintorni del progetto (credits:Abigail Heath.)

L’Illinois State team ha visto nei giardini galleggianti l’opportunità perfetta per un esperimento controllato. “Ci siamo avvicinati perché nonostante avesse uno scopo decorativo avevamo davanti un’occasione per studiare l’impatto sull’acqua” spiega Abigail Heath, prima autrice. Il suo studio è innovativo rispetto ai precedenti, che avevano preso in considerazione la questione solo in acque calme, mai mobili. Anche Urban River si dice entusiasta del progetto perché “i cittadini sono interessati alla qualità dell’acqua“, come spiega il presidente dell’associazione Phil Nicodemus.

Caccia all’acqua

Giardini galleggianti: fuori stagione
Giardini galleggianti: fuori stagione (Credits: Abigail Heath)

A partire dalla primavera 2018, Heath e gli altri autori hanno recuperato campioni di acqua a monte e a valle di un giardino galleggiante di tre metri per cinquanta. Il processo si è ripetuto settimanalmente sia in superficie che 30 centimetri sotto la superficie dell’acqua. A questa profondità troviamo le radici che fuoriescono dalla base. I dati hanno dimostrato che nonostante il giardino sia al limitare del centrocittà, l’agricoltura “a monte” ha un suo impatto sulla qualità idrica. I nutrienti trovati nell’acqua comprendono azoto, cloruri, solfati e fosfati.

Costruire il futuro con le mani

Anche se modestamente, i giardini galleggianti sembrano migliorare la qualità dell’acqua. Lo dimostra la media dei dati raccolti durante lo studio. Ad esempio l’azoto passa da 4.69 milligrammi per litro a 4.43 subito dopo il giardino. Sembra infinitesimale, ma parliamo di una differenza dell’1%. I fosfati si sono comportati in maniera analoga. “Anche in un giardino di dimensioni ridotte come quello preso in considerazione, abbiamo osservato un cambiamento. La qualità dell’acqua è migliorata attraversandolo” specifica Heath. Per il team di ricerca questo esperimento diventa un modello scalare utilizzabile per giardini più grandi. Questo progetto potrebbe aiutare a migliorare la qualità dell’acqua dove necessario.



Daniele Tolu

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