Chi erano i Monuments Men, i soldati che salvarono l’arte dalla guerra

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I Monuments Men erano un corpo speciale di soldati – spesso senza alcuna esperienza militare – che salvarono le opere d’arte minacciate dai bombardamenti e recuperarono quelle razziate dai nazisti

Durante la Seconda Guerra Mondiale, l’allora Presidente degli Stati Uniti F.D. Roosvelt istituì, su richiesta di professori e istituzioni culturali, un corpo militare speciale che si sarebbe occupato di salvaguardare le opere d’arte europee dai bombardamenti, e di ritrovare quelle sottratte dai nazisti. Così, tra il 1943 e il 1951 vennero reclutati centinaia di intellettuali e artisti, spesso senza alcuna esperienza militare, tra direttori di musei, bibliotecari e architetti, per prestare servizio nella Mfaa (Monuments, Fine arts and archives). Poco tempo dopo, Churchill creò un’istituzione simile nel Regno Unito.

Così, i Monuments Men vennero dotati di mappe di città e Paesi europei con monumenti e siti religiosi significativi, e riuscirono a recuperare capolavori di Leonardo, Donatello Raffaello, Rembrandt, Van Eyck e Vermeer – di quest’ultimo, ricordiamo L’astronomo, qui in foto, e Il geografo, risalenti al 1688. I nazisti, dopo aver rubato le opere, le nascondevano in luoghi impensabili, come miniere di sale e fortezze sulle Alpi.

I loro compiti erano quelli di proteggere le opere d’arte  minacciate, ristrutturare quelle danneggiate, recuperare il patrimonio rubato e, non in ultimo, sensibilizzare le truppe sul fronte alla loro tutela. Spesso non era così avvincente come sembra, poiché c’erano anche compiti molto lunghi e noiosi, come raccogliere i cocci di un soffitto o di una statua crollati e compilare lunghe liste di opere d’arte smarrite o ritrovate.

La missione si faceva più dura in Italia, dove era come “combattere in un museo”

In Italia il lavoro era più difficile, perché il patrimonio artistico era molto di più. Ma ciò non impedì ai Monuments Men, sbarcati dapprima in Sicilia, di ricostruire importanti monumenti, come la Cattedrale di Palermo. Il primo ufficiale a sbarcare in Italia fu Edward Croft Murray, il più apprezzato perché “rideva e gesticolava come un italiano”.

L’operazione in Sicilia rappresentò un paradigma che si estese al resto d’Italia, composto da due momenti essenziali: evitare altri danni e raccogliere i cocci. La risalita dell’Italia continentale fu lunga e difficile, poiché i  tedeschi avevano fortificato la città di Montecassino – in una posizione strategica per raggiungere Roma – e le montagne circostanti. A Montecassino c’era una delle più importanti biblioteche dell’Occidente, fondata da Benedetto da Norcia nel VI secolo, e un’importante collezione di opere d’arte, ma i soldati anglo-americani non riuscirono a evitare la distruzione del Museo.

Anche in Toscana c’era molto lavoro da fare: vennero ritrovate diverse statue di Michelangelo impacchettate nel garage della Villa di Torre a Cona, poco lontano da Firenze, e dipinti degli Uffizi e della Galleria di Palazzo Pitti ritrovati nel castello di Montegufoni.



Cosa accadde dopo la fine della Guerra e cosa resta oggi dei Monuments Men

Dopo la Guerra molti ritornarono alla loro vita civile, mentre altri si appassionarono alla causa italiana, come Frederick Hartt che tornò a Firenze – dove è stato poi seppellito -negli anni ’60, per aiutare nella ricostruzione dopo la grande alluvione.

Oggi si può apprendere i più sulla questione visitando il sito della Monuments Men Fundation, scoprendo più da vicino gli uomini e le donne che si dedicarono a questa missione, con la possibilità di diventarne membri.

E’ sicuramente uno dei capitoli più affascinanti della nostra storia, tant’è che Robert Edsel ci ha scritto un libro intero, affermando che:

i Monuments Men hanno letteralmente salvato il mondo come lo conosciamo.

Negli anni ’40 quella di istituire un intero corpo militare con questo fine era un’assoluta novità, tant’è che ci furono diverse difficoltà nel portarla avanti, rappresentate soprattutto dal fatto che c’era una guerra in corso: la priorità era fornire risorse alle truppe, e c’erano pochi veicoli e poca benzina da destinare a questa causa.

Tuttavia, i Monuments Men hanno dimostrato la realtà dell’arte come simbolo di Rinascita e di Civiltà, che va preservata di fronte alla distruzione della guerra, o di una catastrofe in generale. Basti pensare al valore essenziale che ha assunto qualsiasi tipo di arte – dai film, ai libri, alle visite virtuali dei musei – durante la pandemia.

Francesca Santoro

 

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